di Gabriel Debach market analyst eToro

Inflazione Italia: accelera al 3,2%, il livello più alto da settembre 2023

L’Italia presenta oggi due fotografie divergenti: un mercato del lavoro che continua a rafforzarsi e un’inflazione che torna a mostrare segnali di diffusione. Partiamo dalla seconda. L’inflazione accelera al 3,2%, il livello più alto da settembre 2023. Fin qui il dato. La vera novità è che il rialzo non è più confinato esclusivamente all’energia.

Ad aprile l’inflazione saliva, ma la componente di fondo continuava a rallentare. Uno shock energetico concentrato sull’indice, non ancora sul sistema dei prezzi. Nella lettura preliminare di maggio emergono invece i primi segnali di trasmissione. La componente core torna infatti ad accelerare dall’1,6% all’1,8%, mentre l’indice al netto dei soli energetici sale dall’1,9% al 2,1%. 

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Non solo energia, a maggio l’inflazione si diffonde

I numeri confermano che lo shock resta fortemente concentrato. I beni energetici accelerano dal 9,2% al 12,0%, con gli energetici non regolamentati che passano dal 9,6% al 12,6%. La benzina registra un balzo dall’1,1% al 10,7%. I Trasporti contribuiscono per +0,87 punti percentuali (il 27% del totale), seguito da Abitazione/Energia con +0,70 punti percentuali (21,8%). Insieme, i primi quattro settori (Trasporti, Abitazione/Energia, Alimentari e Servizi di ristoranti e alloggio) spiegano il 77,7% dell’intero +3,2%.
Lo shock resta quindi ancora molto focalizzato, ma non più esclusivamente energetico. Anche i servizi mostrano un’accelerazione più marcata. I servizi relativi ai trasporti triplicano il ritmo di crescita (da +0,6% a +1,8%), i servizi ricreativi e per la cura della persona salgono al 3,0% e i servizi di alloggio raddoppiano, passando dall’1,7% al 3,8%. Ad aprile l’inflazione era soprattutto un problema energetico. A maggio inizia a diventare, gradualmente, un fenomeno più diffuso.

C’è poi un dato che merita particolare attenzione. Il carrello della spesa resta fermo al +2,3%, ma i prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dal +4,2% al +4,5%. In altre parole, l’inflazione percepita dalle famiglie continua a essere significativamente più elevata di quella misurata dalla componente di fondo. Carburanti, spese quotidiane, consumi ricorrenti continuano a trasmettere una sensazione di rincari più intensa di quanto suggerisca il dato medio. Tradotto: l’inflazione che vede l’Istat è al 3,2%. Quella che vedono le famiglie è molto più vicina al 5%.

L’occupazione cresce (ma per gli over 50)

Sul fronte occupazionale il quadro appare invece più favorevole. Ad aprile gli occupati aumentano di 123 mila unità rispetto al mese precedente, i disoccupati diminuiscono di 18 mila e gli inattivi si riducono di 102 mila persone. Il tasso di occupazione sale al 63,1%, nuovo massimo storico, mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,1%. Anche il confronto annuale conferma la solidità del mercato del lavoro: gli occupati aumentano di 269 mila unità e le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 260 mila.

Anche però qui il punto non è soltanto quanti posti di lavoro vengano creati, ma chi stia beneficiando maggiormente di questa crescita. La fascia over 50 registra un aumento di 51 mila occupati nel solo mese di aprile e di 419 mila su base annua. Al contrario, la fascia centrale tra i 35 e i 49 anni resta sostanzialmente stabile, mentre i giovani tra i 15 e i 24 anni mostrano ancora una riduzione degli occupati rispetto a un anno fa. L’occupazione cresce, ma cresce soprattutto dove l’Italia invecchia.

Questo non sminuisce il miglioramento del mercato del lavoro, che resta reale e significativo. Suggerisce però cautela nell’interpretazione. Una parte rilevante della crescita occupazionale riflette infatti l’allungamento della vita lavorativa e la struttura demografica del Paese, più che un rafforzamento diffuso della capacità di assorbire lavoratori nelle fasce centrali e più giovani.