Giappone, nessun dramma sulle banche regionali

27 Settembre 2019, di Dan Carter (Jupiter AM)

Dan Carter, gestore del fondo Japan Income di Jupiter AM, risponde ai dubbi che negli ultimi mesi hanno circondato il settore delle piccole banche regionali del Giappone e che hanno spinto alcuni a ipotizzare rischi per il sistema finanziario globale

In agosto ci è stato chiesto di considerare se il Giappone potesse, nel suo settore bancario regionale, essere sull’orlo di scatenare un crollo finanziario globale. La tesi base può essere suddivisa in tre parti:

  1. I tassi negativi hanno spinto le banche regionali sull’orlo della non redditività.
  2. In risposta, queste banche regionali hanno assunto attività eccessivamente rischiose.
  3. Queste attività rischiose si riveleranno presto nocive e innescheranno una reazione a catena all’interno del sistema finanziario globale.

Affrontiamo questi tre temi uno alla volta.

 

Redditività ai minimi

La prima accusa – sulla redditività – ha qualche fondamento. Il riprezzamento dei prestiti da livelli redditizi a tassi sempre più bassi è un fenomeno vecchio di dieci anni.  Nel frattempo, i costi generali per gli istituti regionali giapponesi, rappresentano circa lo 0,7% delle attività. Ciò significa che le attività di prestito principali di molte di queste banche sono solo marginalmente redditizie. Tuttavia, le spese generali stanno diminuendo e, con più di settanta banche regionali quotate (e molte altre non quotate), è probabile che ci sia molto margine di miglioramento. Bisogna inoltre considerare le commissioni applicate dalle banche per la vendita di prodotti d’investimento. Questi fattori positivi migliorano solo in parte la questione della bassa redditività, soprattutto perché i costi del credito sono aumentati di recente.

 

Tanti rischi per nulla?

Passando alla seconda accusa, riguardo alla qualità degli asset, il nostro punto di partenza è affermare che se le banche regionali hanno inseguito i profitti attraverso l’emissione o l’acquisto di prestiti rischiosi, allora non hanno avuto un gran successo, come dimostrano i bassi profitti del settore. In effetti, per molti è stata fonte di delusione il fatto che il sistema bancario non sia riuscito a tradurre i tassi negativi in un aumento dei prestiti. L’elenco delle banche regionali è talmente lungo che è impossibile escludere del tutto investimenti imprudenti. Se ci sono problemi di bilancio, sarà nei nomi più piccoli.

 

Conseguenze sul sistema finanziario globale

E così arriviamo all’ultima parte dell’accusa, impossibile da confutare. L’interconnessione dei sistemi finanziari e il ruolo della fiducia e della propensione al rischio rendono del tutto plausibile che le questioni in qualsiasi settore bancario abbiano ripercussioni più ampie. Ma questa è la conclusione più probabile? In questo caso guardiamo alla recente esperienza con il Fukuoka Financial Group (Ffg). In questo caso la banca più grande, Fukuoka Financial Group, ha acquisito la più piccola

Eighteenth Bank in difficoltà e poi ha quasi immediatamente effettuato un ampio accantonamento a causa dell’unificazione degli standard per le riserve per perdite su crediti. In altre parole, le attività acquisite erano fragili e richiedevano una svalutazione. Questo è stato frustrante per gli investitori di Fgf, ma non avrebbe dovuto sorprendere troppo, dopo tutto Eighteenth era stata acquisita ad un prezzo d’affare con conseguente avviamento negativo per ‘acquirente. A noi questo sembra il piano più probabile per una risoluzione della questione bancaria regionale. Un consolidamento, compensato da accantonamenti o svalutazioni.

Nessuno di questi elementi deve essere considerato come un appoggio alle banche regionali giapponesi. Il segmento è profondamente in difficoltà e deve cambiare. Né bisogna considerare questo come un tentativo di tralasciare i rischi che queste sfide propagano e diffondono, del tutto plausibile e che terremo monitorato. Piuttosto, l’intenzione è quella di mettere in guardia dal considerare la possibile interpretazione più ribassista degli eventi attuali come l’esito necessariamente più probabile.