GAM: quanto vapore ha realmente perso la locomotiva tedesca?

22 Ottobre 2019, di Niall Gallagher (GAM Investments)

Quest’anno abbiamo assistito a un forte rimbalzo dei mercati europei. Tuttavia, nonostante questi forti movimenti, il rapporto tra prezzo e utili (P/E) delle azioni europee, pari a circa 13,75 volte, è in linea con la media trentennale e, a nostro avviso, le valutazioni sono attualmente a livelli record di sconto rispetto alle controparti statunitensi ed appaiono interessanti se confrontate con altre classi d’investimento.
Vale la pena osservare la ripartizione regionale del fatturato delle società del mercato azionaro europeo. Circa il 45% del fatturato del mercato azionario europeo nel 2018 era attribuibile al Vecchio Continente e il 40% ai mercati emergenti. Ciò evidenzia quanto le azioni europee abbiano ormai un orientamento globale rispetto al passato: negli anni ’80, circa il 75% del fatturato delle società europee proveniva dall’Europa.

 

Biforcazione all’interno delle economie del Vecchio Continente.

In termini di ripresa interna, abbiamo assistito a una sorta di biforcazione all’interno delle economie del Vecchio Continente.
Se Germania e Italia sono risultate più deboli, aree come la Francia, la Spagna, i Paesi Bassi, l’Irlanda e i Paesi nordici sono apparse più solide. Sebbene i giornali parlino di debolezza in Germania, e la produzione industriale tedesca è stata certamente interessata da un rallentamento, imputabile in particolare al calo delle vendite automobilistiche in Cina e alle preoccupazioni legate il commercio globale, non abbiamo riscontrato un quadro chiaro, poiché il consumatore tedesco rimane fiducioso e il contesto occupazionale è sano.
Altrove in Europa, i servizi e i consumi rimangono solidi; la disoccupazione è bassa, la crescita dei salari rimane forte; gli investimenti sono a livelli ragionevoli e l’impulso al credito è positivo. L’Europa ha subito l’impatto del rallentamento di Pechino, ma in Cina si intravedono segnali di ripresa.
Le esportazioni verso il Dragone rappresentano circa il 40% del PIL tedesco, per cui una continuazione del miglioramento della Cina in termini di impulso al credito, utili industriali e produzione sarebbe positiva per l’economia tedesca.
Detto questo, Brexit ha avuto un impatto negativo sul Regno Unito e sulle economie limitrofe, quindi un qualsiasi segnale della chiusura di un accordo sarebbe positivo.

Il dibattito tra valore e crescita

Un aspetto che stiamo monitorando è il dibattito tra valore e crescita.
I titoli value europei hanno valutazioni ai minimi storici rispetto alle controparti growth, e abbiamo assistito al più lungo periodo mai registrato di sottoperformance dei primi.
Di primo acchito, in questo segmento emergono alcune aree interessanti, ma non è così semplice: alcune aree dell’indice del valore devono affrontare sfide strutturali e potrebbero rappresentare delle trappole. Cinque dei settori coinvolti da queste criticità rappresentano il 50% dell’indice europeo value e disincentivano un passaggio in massa verso quest’ultimo.
Le banche si trovano ad affrontare le sfide poste dalla tecnologia per rispondere al fintech e ai bassi tassi di interesse che, combinati con l’incremento degli obblighi normativi, potrebbero ostacolare gravemente il rendimento del capitale proprio.
Nel settore auto, è il futuro piuttosto che il presente a necessitare di un’attenta analisi; la spinta verso i veicoli elettrici richiederà enormi livelli di investimento e, allo stato attuale delle cose, non è chiaro chi avrà successo in questo settore. Inoltre, man mano che cresce l’adozione della tecnologia di ride hailing, potrebbe esserci un minore utilizzo delle automobili in generale.
Nell’ambito dell‘energia c’è il rischio legato agli stranded asset, la maggiore attenzione all’ESG potrebbe portare a disinvestimenti per un settore ancora legato combustibili fossili.
Anche le utility risentono del passaggio all’energia green e molti degli obblighi in materia di requisiti patrimoniali sono difficili da quantificare, mentre le società di telecomunicazioni sono sottoposte a pressioni di natura tecnologica e normativa.