Elezioni di metà mandato in Usa, quali prospettive?

3 Ottobre 2022, di Libby Cantrill (Pimco)

A 36 giorni dalle elezioni di metà mandato in Usa, nonostante il miglioramento del contesto politico per il presidente Biden, il calo dei prezzi del gas e l’entusiasmo per i democratici significativamente più alto rispetto a pochi mesi fa, è ancora molto probabile che la Camera dei Rappresentanti passi sotto il controllo repubblicano. Ciò è probabile per diverse ragioni, tra cui un ambiente meno competitivo tra i repubblicani, un leggero vantaggio di riorganizzazione dei distretti per i repubblicani, un maggior numero di pensionamenti tra democratici chiave nei distretti in bilico e un contesto economico ancora difficile per i democratici. Il Senato Usa, invece, è stato – e continua a essere – maggiormente destinato al ballottaggio, con un leggero vantaggio per i democratici nel mantenere il Senato, tuttavia alla fine il controllo del Senato sarà probabilmente deciso solo in una manciata di Stati. È importante notare che, a prescindere dal partito con la maggioranza in Senato, il partito vincente avrà comunque una maggioranza molto risicata e niente di simile a una maggioranza a prova di ostruzionismo o di veto, di cui un partito avrebbe bisogno per spostare davvero l’ago della bilancia.

Di conseguenza, le implicazioni per i mercati di una Camera repubblicana rispetto a una Camera e a un Senato repubblicani sono per lo più le stesse: meno sostegno fiscale, più controllo dell’amministrazione e maggiore incertezza politica sui compiti più ordinari del Congresso, come il finanziamento delle attività governative e l’aumento del tetto del debito.  La differenza più grande se i repubblicani controllassero la Camera e il Senato è che sarebbero in grado di gettare più “sabbia negli ingranaggi” per le nomine del presidente Biden al Senato, ma i democratici moderati lo stanno facendo comunque. Ad esempio con la mancata nomina all’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), alla vicepresidenza della vigilanza della Fed e al direttore dell’Office of Management Budget (OMB) ecc.

La Camera Usa

Ricordiamo che alla Camera Usa vi sono 435 seggi, tutti in palio alle elezioni di novembre, e i democratici a novembre avranno una maggioranza di soli 5 seggi, il che significa un margine di errore molto ridotto. Con tutti i seggi in palio, la Camera è considerata un’elezione nazionale, più indicativa dell’umore del Paese e dello spirito generale, e tipicamente un referendum sul partito al potere.  A tal fine, l’umore nazionale, pur essendo migliorato, è ancora negativo, con un’ampia minoranza di elettori che pensa che il Paese sia sulla strada sbagliata; l’inflazione e l’economia continuano a essere uno dei temi più importanti, se non il più importante, sia per gli elettori repubblicani sia per quelli democratici, mentre allo stesso tempo la maggioranza degli elettori pensa che i repubblicani siano più preparati a gestire la sfera economica. Il Generic Ballot – il sondaggio che storicamente ha un potere predittivo relativamente alto nelle elezioni di metà mandato per la Camera – prevede ancora la parità, ma gli esperti in materia elettorale hanno riscontrato che storicamente i democratici hanno bisogno di un vantaggio significativo nel Generic Ballot per superare alcune delle distorsioni strutturali di questo sondaggio.

Un elemento importante, secondo il Cook Political Report, è che i democratici dovrebbero “fare il pieno” di seggi in bilico alla Camera; secondo tale analisi, ci sono 31 seggi in bilico e, per mantenere la maggioranza, i democratici dovrebbero conquistarne 26 su 31. La situazione è resa ancora più difficile dal fatto che 22 dei 31 seggi in bilico sono presidiati dai democratici e solo 9 dai repubblicani, il che significa che i repubblicani difendono meno seggi vulnerabili e hanno bisogno di mantenere solo una frazione dei seggi in bilico per riconquistare la Camera.

In conclusione, l’ipotesi di base è che i repubblicani vincano alla Camera, ma con un numero di seggi inferiore a quello che sembrava possibile fino a pochi mesi fa. I dati sembrano indicare che i repubblicani otterranno 10-20 seggi (rispetto ai 20-30 attesi all’inizio dell’estate), lasciando loro una maggioranza piuttosto esigua, che potrebbe condizionare le decisioni politiche quotidiane, come il finanziamento delle attività governative e l’aumento del tetto del debito.  Una vittoria è comunque una vittoria: quindi, dal punto di vista dei mercati, una maggioranza repubblicana alla Camera, a prescindere dall’ampiezza della maggioranza stessa, significherà che l’agenda legislativa di Biden è di fatto congelata (anche se si potrebbero trovare dei compromessi su temi come le criptovalute e la sicurezza energetica).

Il Senato

Come abbiamo detto più volte, il Senato Usa è molto diverso rispetto alla Camera, con solo un terzo dei 100 seggi del Senato in palio e i democratici che presidiano meno seggi (14) dei repubblicani (20). La competizione al Senato tende ad essere molto più incentrata sui candidati e a essere guidata dalla raccolta di fondi; inoltre dipende dalle peculiarità degli Stati. I democratici hanno maggioranze molto ristrette e devono effettivamente aggrapparsi a ogni seggio del Senato per mantenere la maggioranza. In pratica, il controllo del Senato si ridurrà a poche sfide decisive; tra queste, tuttavia, sono quattro in particolare che, probabilmente, decreteranno il dominio del Senato, tra cui la sfida della Georgia (attualmente stato democratico), del Nevada (democratico), della Pennsylvania (repubblicano) e del Wisconsin (repubblicano).

In conclusione, a 36 giorni dalle elezioni di metà mandato, il Senato è in ballottaggio, anche se le probabilità di mantenere il Senato sono leggermente a favore dei democratici. Se i democratici vincono, la maggioranza rimarrà sottile come la lama di un rasoio – un buon risultato si tradurrebbe in una loro maggioranza per 52 a 48, lo stesso sarebbe anche per i repubblicani, per i quali un buono scrutinio si tradurrebbe comunque in una maggioranza altrettanto stretta.  Per chiarire: un Senato repubblicano rappresenterebbe una sfida per il presidente Biden, poiché i repubblicani controllerebbero l’agenda e potrebbero rendere molto più difficile per Biden nominare i suoi candidati per la magistratura e l’amministrazione; tuttavia, finché la Camera sarà repubblicana, il Senato rappresenterà un problema di minore entità per i mercati.