Portogallo: Ok Ue a salvataggio banca per miliardi euro

25 Agosto 2016, di Alberto Battaglia

Il Portogallo ha ottenuto l’ok informale da parte della Commissione europea per iniettare fino a 2,7 miliardi di euro di capitale nella Caixa Geral de Depositos (Cgd), la seconda  banca completamente in mano allo Stato. 

Cgd si trova in una fase di difficoltà a causa dei cospicui accantonamenti per coprire le perdite dei suoi Npl, ovvero crediti deteriorati. Una cifra analoga potrà essere trasferita sotto forma di azioni e debito portando l’aiuto complessivo intorno ai 5 miliardi.

Una storia sulla carta un po’ diversa, ma che non può non ricordare le vicende delle banche italiane che annaspano sotto la mole dei crediti deteriorati, senza che lo Stato possa intervenire direttamente. Già nel 2012, tuttavia, la Commissione aveva accordato al Portogallo la trasfusione di 1,65 miliardi per Cgd, per ragioni “stabilità finanziaria”.

In passato il Portogallo è stato costretto a due salvataggi bancari nel 2014 e nel 2015; nonostante gli aiuti di alcuni anni fa per Cgd i problemi non sono ancora finiti, avendo registrato nella prima metà dell’anno una perdita di 205 milioni di euro.

Al termine di un negoziato con Bruxelles durato mesi, al Portogallo è stato accordato, oltre alla possibilità di iniettare fino a 2,7 miliardi, anche il trasferimento di 500 milioni di euro di sue azioni ParCaixa verso Cgd, e potranno essere convertiti in equity 960 milioni di CoCo Bond dell’istituto .

Secondo il ministro delle Finanze lusitano, Mario Centeno, si tratta di “un patto innovativo con l’Europa”, “una buona notizia per tutto il sistema bancario portoghese”; in più nessun impatto sul deficit è atteso dall’operazione.

Sul fronte europeo una portavoce della Commissione europea ha dichiarato che, dati i ritorni per le casse pubbliche attesi dall’operazione, l’iniezione non sarà considerata aiuto di Stato.

In cambio della fiducia della Commissione il Portogallo ha presentato un piano per il risanamento della banca, che includerà anche l’emissione di un miliardo di obbligazioni subordinate indirizzate agli investitori privati e un piano di taglio dei costi che attraverso la riduzione di 2.500 posti di lavoro fra il 2017 e il 2020, attraverso prepensionamenti.

Contestualmente, Lisbona ha promesso rigore nei conti con l’impegno di riportare il rapporto deficit/Pil al 2,5% per quest’anno, dal precedente 4,5%.