Odissea Grecia: rendimenti a due anni, vicini al 23%

21 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Il problema Grecia sta diventando ogni giorno più preoccupante: opinioni a parte sono gli stessi numeri che ormai descrivono una situazione giudicata non più sostenibile. Nella giornata di oggi, i rendimenti dei titoli a due anni sono arrivati infatti a toccare quasi il 23%.

In questa situazione, il popolo greco sta diventando, come afferma Bloomberg in suo articolo, quasi disincantato. E sicuramente sta prendendo sempre più le distanze dal primo ministro George Papandreou le cui riforme di lacrime e sangue hanno messo sotto pressione l’intera popolazione, senza però migliorare il quadro.

E’ infatti ormai quasi un anno da quando il primo ministro si è recato all’isola di Kastelorizo, esattamente il 23 aprile, per dire ai greci che avrebbero avuto un aiuto finanziario dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Evocando l’Odissea di Omero, il premier disse che “sapeva la via per raggiungere Itaca”.

Ma con il tempo che passa, i greci stanno capendo che il viaggio omerico verso la stabilità dei conti si trova solo all’inizio. Un anno di tagli alle spese e di aumenti delle tasse non sono riusciti a sanare il deficit del paese, e a questo punto l’andamento record dei rendimenti dei bond porta molti a scommettere che la Grecia capitolerà alla fine, e sarà costretta a ristrutturare un debito le cui stime danno al 159% del pil. Tutto questo, mentre il tasso di disoccupazione salirà oltre il 15% quest’anno, e mentre la Banca centrale del paese afferma che l’economia potrebbe scivolare più del 3% atteso, confermando in questo modo il terzo anno di contrazione del pil.

“Dovremmo buttarlo in mare costringerndolo a scoprire Itaca da solo”, si lamenta in una intervista a Bloomberg Athina Eleftheriou, 50 anni. Il 30% di 1.005 greci intervistati dalla società Kapa Research tra l’11 e il 14 aprile ha dichiarato inoltre di essere indeciso su chi votare, nel caso in cui le elezioni dovessero essere indette ora. E più della metà teme un nuovo forte taglio al loro reddito personale. La seconda paura più grande, dopo questa, è ovviamente una bancarotta del loro paese.