Ocse, in Italia l’età pensionabile “sulla carta” è lontana da quella reale

27 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

L’Italia, sulla carta, è il Paese del gruppo Ocse con l’età pensionabile più elevata in assoluto per gli uomini (67 anni) e il terzo per le donne (66,6). Nei fatti, l’età media effettiva nella quale i lavoratori abbandonano la popolazione attiva è al di sotto della media Ocse e della media Ue. (leggi anche Gli anni di lavoro per guadagnarsi la pensione in Europa)
E’ quanto rileva l’Organizzazione parigina nel documento Pensions at Glance, nel quale viene suggerito al Paese di rimuovere le finestre di pensionamento anticipato, in modo da innalzare l’età media di pensionamento effettivo. Tutti gli articoli

Quest’ultima è, nella media dei due sessi, pari a 62 anni, contro una media Ocse (il gruppo di Paesi più sviluppati) di 65,4 anni. L’Italia, comunque, non è il Paese più permissivo sotto questo profilo: dietro di noi, in questa classifica, troviamo Spagna, Grecia, Belgio e, nelle ultime due posizioni, Francia e Lussemburgo (in quest’ultimo Paese gli uomini vanno in pensione a 60,5 anni).

Quanti anni per “godersi la pensione”

A proposito di sostenibilità e costi del sistema pensionistico, l’Ocse ha calcolato anche l’aspettativa media di vita successiva all’età di pensionamento effettiva. In questa classifica primeggiano Francia, Spagna, Grecia, seguite dall’Italia. Per un uomo che va in pensione oggi nella Penisola si stima una vita residua di 20,7 anni (25,7 per una donna).
La media europea è ben più bassa: 18,2 anni per gli uomini, 23,1 per le donne; la meda Ocse è ancor più bassa.
Interessante confronto fra il dato italiano e quello di un altro Paese dalla vita media assai elevata, il Giappone: qui l’aspettativa media post-pensione scende a 15,5 anni per gli uomini e 21 anni per le donne: circa cinque anni in meno rispetto a quella italiana.

In Italia contributi cari, ma assegni poco al di sotto dei redditi pre-pensione

Fra gli altri dati contenuti nel report si apprende anche la percentuale di adesione a schemi previdenziali privati: in Italia essa copre il 20,6% della popolazione lavorativa. Resta elevato, poi, il replacement rate, ovvero la percentuale che esprime quanto si avvicini l’assegno pensionistico al reddito percepito prima del ritiro dal mondo del lavoro.
L’Italia, per i redditi medi, vede tale percentuale al 91,8% seconda dietro alla Turchia. Per quanto riguarda i redditi elevati l’Italia è prima fra i Paesi Ocse, con una pensione che rappresenta ben il 94,4% del reddito ad essa precedente. A questa “generosità” fanno fronte i contributi previdenziali obbligatori più onerosi in assoluto, pari al 33%.
Al secondo posto segue, ma a notevole distanza, la Francia i cui contributi previdenziali obbligatori ammontano al 27,5%.