OCSE: FORTI SEGNALI DI RIPRESA, BENE L’ITALIA

6 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Le economie dell’Ocse ‘continuano a mostrare forti segnali di ripresa’: il superindice a settembre ha segnato +1,3 punti rispetto ad agosto. E di 3,4 punti su settembre 2008. Lo rileva l’Organizzazione parigina, secondo cui l’Italia e’ il Paese che mostra l’incremento maggiore su base annua (+10,8 punti), con un’economia giudicata ‘in espansione”, mentre su base mensile si registra un +1,3. Su base congiunturale, il Paese con incremento maggiore e’ invece la Germania (+2 punti). Le uniche economie che rispetto a settembre dello scorso anno risultano in calo sono il Giappone (-0,7 punti), il Brasile (-7,1 punti) e la Russia (-6,7 punti). Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il superindice (Cli, composite leading indicators) mostra un aumento di 1,4 punti sia sua base mensile che su base annua, con un’economia giudicata ‘in ripresa’. L’area euro, che invece risulta ‘in espansione’, registra un incremento di 1,4 punti su agosto e di 6,3 punti su settembre 2008. Il Giappone, giudicato comunque ‘in ripresa’, mostra invece un calo di 0,7 punti su base annua e un +1,3 su base mensile. In ‘espansione’ sono anche le altre grandi economie europee: il Regno Unito cresce di 7 punti in un anno e di 1,7 in un mese, mentre la Francia registra un +8,4% su settembre 2008 e un +1,3 su agosto.

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L’Italia e’ la sesta nazione piu’ ricca del mondo visto che il suo Pil ha ormai superato quello della Gran Bretagna. Lo dice Berlusconi. Dopo il Consiglio dei ministri, ha sostenuto che ‘il peggio della crisi e’ alle spalle. La crisi ha segnato piu’ di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza’ ed ha portato l’Italia ‘al terzo posto in Europa’ come contribuenti e ‘siamo sesti nelle Nazioni Unite. Insomma, ‘non possiamo lamentarci’ perche’ ‘non va malissimo’.

‘Stiamo procedendo bene nonostante il momento che non e’ certamente uno dei migliori’, e’ stata la premessa del premier. Che poi ha aggiunto: ‘Comunque, a proposito della crisi, ci sono forti segnali di ripresa. Basta vedere oggi i dati dell’Ocse con l’Italia al top, insomma, ci sono concreti segnali di ripresa’. Berlusconi ha poi annunciato che il Cipe ‘ha stanziato 8,7 miliardi di euro per fondi destinati alle infrastrutture. Sale cosi’ a 23 miliardi la cifra destinata alle infrastrutture dal nostro governo’. Su quanto deciso dal cdm, ha spiegato che sul piano case ‘abbiamo deciso di chiamare al redde rationem tutti i Governatori che non l’hanno ancora avviato’, ed ha aggiunto che ‘secondo calcoli di organizzazioni di settore il piano casa potrebbe introdurre nell’economia da 50 a 70 miliardi di euro’.

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Italia, per Moody’s outlook stabile ma permane fragilità

A seguito della crisi, tutti i Paesi europei, anche quelli con il rating sovrano più elevato di tripla A, “sono diventati più simili all’Italia” a causa di un debito elevato e in costante aumento e di tassi di crescita “solo moderati”. Lo dice Alexander Kockerbeck, vice-presidente di Moody’s responsabile del rating italiano (Aa2 con outlook stabile).

“Questi due fenomeni, debito e crescita bassa sono bene conosciuti in Italia che è abituata a gestire un volume di debito elevato con una crescita debole in un equilibrio fragile, ma relativamente stabile”. Dal 2011, passata la crisi, il Governo “dovrà agire e sfruttare le opzioni e gli spazi a sua disposizione sul fronte entrate e su quello delle spese” per un’azione incisiva di rientro.

A seguito della crisi e della conseguente esplosione dei bilanci pubblici, continua Kockerbeck, “c’è una forte convergenza nella Ue verso l’Italia” con un debito aggregato che nel 2011 toccherà il 90% del Pil europeo. Se per l’Italia si tratta di “un fenomeno alla quale è abituata”, per altri Paesi, come l’Irlanda, tra i più vulnerabili a livello di rating, “si è trattato di un cambiamento avvenuto in pochissimo tempo che costringe il Governo a cambiare alla base il modello economico e di finanziamento del bilancio”.

La capacità di rientro da questa enorme quantità di debito, sottolinea Kockerbeck, “sarà decisiva anche a livello di rating sovrani”. Nel 2010 e nel 2011, tuttavia, le agenzie di rating “non possono aspettarsi un consolidamento marcato in Europa perchè è in atto un coordinamento delle politiche economiche a livello europeo su come rimuovere i massicci aiuti alla congiuntura senza danneggiare la ripresa. Dopo si vedrà”.

I Paesi più colpiti dal deterioramento delle finanze pubbliche sono quelli con un rating di Tripla A, ricorda Kockerbeck, ma questo “non vuol dire che domani abbasseremo i rating di tutto il gruppo”. Invece, la crisi ha colpito soprattutto questo gruppo di Paesi “perchè si tratta delle economie più avanzate in Europa in termini di sistema bancario, di dimensione degli istituti di credito e di integrazione del settore finanziario ed è per questo che sono tra quelli che più hanno risentito di questa crisi, nata proprio tra le banche. Sono anche i Paesi che più di altri hanno avuto la capacità e gli spazi per intervenrie, anche in modo massiccio, sui mercati finanziari con mezzi pubblici”.

Uno dei tratti distintivi dei Paesi a rating più elevato “è stata quindi la capacità di intervenire nella crisi e assorbirla pur nell’ampiezza con cui si è presentata”. L’Italia è solo poco al di sotto: “si tratta della settima potenza mondiale in termini economici e della quinta a livello di capacità di export con una base economica molto ampia e diversificata”.

Inoltre “le tensioni tra Esecutivo e Magistratura in Italia trovano un riflesso nel rating sotto l’aspetto della forza istituzionale” che viene esaminata, come per tutti gli altri Paesi, assieme “alla forza economica e alla vulnerabilità al rischio” al fine di definire il livello generale di credibilità sui mercati, e cioè il rating.

Una particolarità tutta italiana “di cui teniamo conto senza dare giudizi di merito, ma che genera interrogativi”. Anche per questo, “la valutazione dell’Italia sotto il profilo della forza delle istituzioni non può essere molto elevata, ma solo mediamente alta”. (Antonello Grasso)

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