Ocse come la troika: servono riforme, non spesa pubblica

12 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Uscire ancora una volta dalla crisi economica a suon di spese pubbliche? I paesi non devono nemmeno provarci. Il riferiemento è anche all’Italia. Chi lo farà, secondo il numero uno dell’Ocse, rischia di diventare un “ammalato perenne” e non essere al riparo nel caso in cui scoppi un’altra tempesta.

Angel Gurria ha sottolineato inoltre come le banche centrali stanno finendo le munizioni e che nel caso di un’altra frenata evidente, rilanciare le economie sarà piu’ dura. I governi, da parte loro, non hanno piu’ grandi margini di manovra per poter aumentare le spese pubbliche e gli investimenti.

In un mondo in cui la crescita si sta deteriorando ovunque, le riforme strutturali e la collaborazione internazionale sono i due elementi indispensabii per ripartire, secondo Gurria.

Le nazioni in via di Sviluppo ma anche quelle Industrializzate “stanno tentando di ridurre i loro deficit e debiti perché percepiscono i vari segnali di vulnerabilità, che rischiano di comprometterne il rating”. Brasile e Francia hanno già subito i declassamenti delle agenzie.

Le richieste dell’Ocse, la cui presenza a un certo punto delle trattative tra Grecia e creditori era stata richiesta da Syriza, che ne voleva fare uno dei suoi creditori, fanno eco per la verità a quelle della Troika: riformare il mercato del lavoro, le pensioni, privatizzare e liberalizzare.

La settimana scorsa al G20 è stato implementato il piano dell’Ocse per mettere fine ai paradisi fiscali. Gurria ha sottolineato che l’obiettivo ambizioso è quello di “recuperare il 100% i ricavi persi a causa dell’evasione fiscale”.

Fonte: The Telegraph

(DaC)