Occupy Cina: proteste si diffondono, migliaia scendono in strada

16 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Pechino – Era uno dei più importanti vantaggi competitivi della Cina. Che ha portato, e continua ancora a portare, a una forte crescita economica. Che ha influenzato la scelta di localizzazione delle varie multinazionali. Che ha invaso i mercati mondiali di prodotti super-economici. L’utilizzo intensivo della manodopera a basso costo.

Ma con la forte crescita economica, lo sviluppo e il miglioramento dello stile di vita, il vantaggio sembra lentamente svanire. L’eccezione è dunque ora diventata abitudine (non regola per dirla tutta), con sempre più aziende che guardano a nuovi mercati emergenti in cui il vantaggio di costo della forza lavoro è ancora presente. (Senza andare troppo lontani, talvolta tale vantaggio viene trovato nelle zone più interne della Cina, lontano dalla più sviluppata costa orientale).

Infatti, oltre a proteste contro le decisioni del governo e delle autorità locali, per ingiustizie, limitazioni e altro, è sempre più comune sentir parlare di fabbriche colpite da scioperi dei lavoratori, che con voce comune chiedono un continuo miglioramento delle loro condizioni: salario e sicurezza.

Ultima, ma appunto non prima, la notizia dei 4.000 lavoratori della Sanyo Electric Co Ltd, a Shenzhen, che richiedendo un aumento dello stipendio e maggiore sicurezza sul lavoro, nel fine settimana sono arrivati a scontrarsi con la polizia. Almeno quattro gli arresti.

Senza andare lontano nel tempo, sabato erano stati i lavoratori della Panasonic, sempre a Shenzhen, a fare sentire la loro voce. I motivi gli stessi. Proprio come per i dipendenti della Changhe Auto nello Jiangxi, per tutti quelli che già hanno avanzato le loro richieste, e per tutti quelli che continueranno a farlo.