Occupazione in Italia ai massimi dal 1997. Ma sale la disoccupazione giovanile

1 Agosto 2022, di Alessandra Caparello

A giugno 2022, dopo il calo registrato a maggio, il numero di occupati in Italia aumenta (+0,4%, pari a +86 mila) per entrambi i sessi, per i dipendenti permanenti e in tutte le classi d’età, con l’eccezione dei 35-49enni tra i quali diminuisce; in calo anche gli autonomi e i dipendenti a termine. Il tasso di occupazione sale al 60,1% (+0,2 punti), segnando un valore record dal 1997, rileva l’Istat.

I dati sull’occupazione di giugno

Il lieve calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2%, pari a -4 mila unità rispetto a maggio) si osserva tra le donne e tra chi ha più di 25 anni d’età. Il tasso di disoccupazione è stabile all’8,1%, ma sale al 23,1% quella giovanile (+1,7 punti). La flessione del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -91mila unità) coinvolge uomini e donne e le classi d’età al di sotto dei 50 anni. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti). Confrontando il secondo trimestre 2022 con il primo, si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,4%, per un totale di 90mila occupati in più. La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-3,8%, pari a -81 mila unità), sia degli inattivi (-0,5%, pari a -61 mila unità). Il numero di occupati a giugno 2022 supera quello di giugno 2021 dell’1,8% (+400 mila unità), mentre l’aumento è trasversale per genere ed età. L’unica variazione negativa si registra tra i 35-49enni per effetto della dinamica demografica; il tasso di occupazione, in aumento di 1,6 punti percentuali, sale infatti anche tra i 35-49 enni (+0,9 punti) perché, in questa classe di età, la diminuzione del numero di occupati è meno marcata di quella della popolazione complessiva. Rispetto a giugno 2021, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-13,7%, pari a -321mila unità) e il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,0%, pari a -400 mila).

Cuneo fiscale: le ultime novità del Dl aiuti bis

Il tema del lavoro è da sempre al centro dell’agenda politica. L’ultima novità dovrebbe arrivare dal decreto Aiuti bis che potrebbe alzare il netto in busta paga grazie al taglio del cuneo. Per ora si tratta di ipotesi, e come ha dichiarato anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando, “non ci sono ancora i numeri definitivi”.

Nel dettaglio il governo sta mettendo a punto un altro taglio del cuneo fiscale, che dovrebbe essere di un punto percentuale – aggiuntivo rispetto a quello di 0,8 punti già in vigore fino a fine anno – per sei mesi (da luglio a dicembre prossimo) per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35 mila euro l’anno.

“I benefici del taglio del cuneo fiscale non devono andare anche alle imprese”, ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini a Tg2 post. “Le imprese di benefici ne hanno già avuti. Se guardiamo i soldi che hanno avuto in termini di aiuti durante la pandemia, e noi eravamo d’accordo, ne hanno avuti in maniera consistente. Oggi bisogna mettere i soldi nelle tasche dei lavoratori, dei pensionati, delle partite Iva perché alla fine del mese non ci arrivano. Quindi se si riduce il cuneo fiscale, deve essere nella direzione di aumentare il netto in busta paga. E bisogna farlo già a partire dal provvedimento che il governo farà la prossima settimana. Ma per quanto ci riguarda questo è un tema anche della prossima finanziaria. Quindi qualsiasi governo ci sarà, questi temi restano per noi elementi centrali di rivendicazione”.

Un recente rapporto dell’Ocse dal titolo “Taxing Wages” ha reso noto che il nostro paese ha il quinto cuneo fiscale più alto in assoluto tra i paesi dell’area Ocse e il quarto più elevato se si considera una famiglia con figli. Nonostante una limatura dello 0,4% registrata nel 2021 sulla tassazione sui redditi da salari in Italia, il cuneo fiscale tricolore, dice l’Ocse, si è attestato al 46,5% guardando a un lavoratore medio single, a fronte del 46,9% del 2020. Peggio di Italia fanno solo Belgio, Germania, Austria e Francia, mentre i livelli più bassi in assoluto si registrano in Svizzera, Cile, Nuova Zelanda Messico e Colombia. Il cuneo fiscale italiano è diminuito di 1,4 punti tra il 2019, quando aveva toccato il 47,9% e il 2021, mettendo a segno una delle riduzioni maggiori dell’area Ocse, dove in media il calo rispetto al periodo pre-Covid è stato di 0,3 punti.