OCCHIO AI BOND (ANALISI INTERMARKET)

14 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Le analisi di borsa qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – Dopo aver disegnato nella prima metà del mese di gennaio un doppio massimo in area 122,50 il future sul Bund ha disegnato una rapida fase ribassista che nel corso di poche settimane ha ritracciato praticamente tutti i guadagni accumulati nei due mesi precedenti. La velocità con la quale si è deprezzato il titolo tedesco è una indicazione abbastanza affidabile di quale sia il vero trend del mercato in questo momento.

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Alla base della accelerazione del ribasso nella fase iniziale del mese di febbraio probabilmente si colloca il dato Usa sulla produttività. La produttività in calo dello 0,6% nel quarto trimestre 2005, primo segno negativo degli ultimi 5 anni, e l’aumento del costo unitario del lavoro del 3,5%, il piu’ alto del 2005, hanno fatto riesplodere infatti i timori inflazionistici. E dal momento che a seguito dell’ultimo FOMC la Banca Centrale americana aveva dichiarato che le prossime decisioni relative al livello dei tassi di interesse dipenderanno dai dati economici legati all’inflazione, il mercato ha subito iniziato a scontare un ulteriore rialzo del target sui fed funds, che nelle ultime settimane si riteneva avessero ormai toccato il massimo per questo ciclo di aumenti.

Attualmente il tasso a breve negli Usa è ad un valore doppio rispetto a quello stabilito dalla Banca Centrale Europea. Difficile pensare, in caso di un ulteriore aumento sull’altra sponda dell’Atlantico, che i tassi rimarrano fermi anche in Europa, con un differenziale così ampio da creare probabili squilibri soprattutto sul mercato dei cambi. E quindi ecco che i mercati obbligazionari si sono messi nuovamente in movimento, con il future tedesco sceso anche al di sotto dei 120 punti, poi recuperati, e con quello relativo al decennale Usa al di sotto di area 108,50.

Entrambi i grafici sono in prossimità di supporti molto rilevanti, rispettivamente quello di area 119 per il Bund e 107,50 per il future Usa, ed una crescita delle pressioni ribassiste derivante dalle mutate aspettative riguardo ad inflazione e tassi di interesse potrebbe comportare la violazione di queste soglie. Per il Bund discese al di sotto di area 119 significherebbero un test quasi certo del livello chiave dei 118 punti, area di transito della trend line rialzista tracciata dai minimi di maggio 2002 e primo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al rialzo dai minimi del marzo 2002. In caso di violazione anche di questo supporto potrebbe quindi iniziare una fase correttiva ampia della salita da area 97, con obiettivi tra quota 111 e 114. Se da un lato discese fino ad area 118 non muterebbero in modo sostanziale il contesto di medio, che rimarrebbe quindi in prospettiva stabile / rialzista, la violazione dei 118 punti potrebbe avere ripercussioni importanti anche a medio termine.

Ipotizzando infatti un gradiente di ribasso simile a quello visto con il movimento dai massimi dello scorso settembre la discesa verso area 114 potrebbe impiegare anche tutta la parte restante dell’anno per verificarsi. Per il future sul decennale Usa invece il supporto critico si colloca in come detto in area 107,00/107,50. In caso di violazione di questa soglia difficile evitare il test dei 104 punti, 62% retracement del rialzo dai minimi di inizio 2000 e quindi ultimo baluardo a difesa di una vera e propria inversione di tendenza ribassista di medio/lungo termine (per convenzione movimenti di ampiezza superiore al 62% di ritracciamento, l’ultimo nella scala di Fibonacci più comunemente utilizzata, comportano il proseguimento del movimento fino ad un ritracciamento totale, nel caso in questione area 94, quindi i minimi del 2000 per il bond decennale).

In analisi intermarket, quella che studia i rapporti esistenti tra i quattro mercati principali (materie prime, divise, obbligazioni ed azioni) e che si fonda sulla ipotesi che tutti questi mercati siano tra loro connessi, l’andamento dei prezzi dei titoli obbligazionari assume grande importanza. Secondo le relazioni comunemente accettate infatti una inversione al ribasso del prezzo dei bond rappresenta un punto ben preciso nell’ambito della evoluzione dei ciclo economico: durante la fase di espansione l’inflazione ed i tassi di interesse reali in crescita fanno infatti calare i prezzi dei titoli obbligazionari prima che gli effetti della politica monetaria restrittiva si trasferiscano agli altri mercati.

Poco dopo il picco delle obbligazioni anche il mercato delle commodities si avvia a toccare i suoi massimi, mentre l’oro, ed in generale tutti quelli che sono considerati beni rifugio, si apprezza in modo considerevole. Solo in una seconda fase invece i tassi alti colpiscono negativamente le azioni. I titoli a reddito fisso sono quindi i primi a risentire negativamente dell’andamento dell’inflazione e dei tassi di interesse ed ad invertire il loro trend nel caso di sostanziali modifiche del quadro macroeconomico. Altrettanto sensibile è il mercato dell’oro, ma in questo caso l’effetto di una ripresa delle pressioni inflazionistiche ha un effetto benefico sulle quotazioni (è un dato di fatto che il prezzo del metallo giallo nel corso degli ultimi sei mesi è passato da un minimo in area 417,5 fino a superare i 570 dollari).

I bond sono considerati una sorta di “leading indicator” (indicatore anticipatore) per il mercato azionario. In particolare un’inversione al ribasso del trend dei titoli obbligazionari come quella che si potrebbe verificare in questa fase di mercato è premessa di un’inversione futura anche dei titoli azionari. Quanto distante nel tempo si collochi il picco delle azioni è difficile dirlo, dipende ovviamente dal livello di inflazione che il mercato sta scontando e dall’atteggiamento della Banca Centrale nei confronti del rialzo dei prezzi al consumo, ma è lecito ipotizzare che questo intervallo non sia inferiore ai 6 mesi o superiore ai 18 mesi.

E l’andamento dei bond dovrebbe fornire informazioni importanti anche circa l’entità della successiva fase negativa delle borse: se il ribasso dei titoli obbligazionari si dimostrerà solo una correzione intermedia nell’ambito di un trend più ampio (in altre parole se il decennale Usa rispetterà il supporto di area 104) allora anche per le borse si potrà ipotizzare una semplice fase di aggiustamento (la classica “mini” recessione, che caratterizza spesso i momenti di espansione economica), mentre in caso di una vera e propria inversione per il trend delle obbligazioni governative il rischio che un analogo movimento sia il destino anche dei mercati azionari sarà molto elevato.

Il suggerimento che si può dare ai risparmiatori quindi è quello di seguire attentamente l’andamento del prezzo dei bond anche nel caso che il loro interesse principale sia nei confronti dei mercati azionari. In caso si verificasse la violazione delle soglie di allarme indicate potrebbe essere corretto attivare una riduzione della esposizione nel comparto delle obbligazioni, iniziando anche a pensare ad un aggiustamento del portafoglio azionario, con una riduzione della presenza dei titoli ciclici in favore di un aumento dei finanziari, che potrebbero beneficiare dell’aumentato livello dei tassi di interesse. Il tutto condito con un pizzico d’oro: i valori raggiunti sono sicuramente elevati ma in base ai grafici si possono individuare obiettivi anche in area 650, ben al di sopra quindi dei prezzi attuali.

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