Obbligazioni, è ora di investire? Intervista a Castelli (Banor Capital)

18 Luglio 2022, di Valentina Magri

Il rialzo dei tassi da parte della Bce e della Fed sta portando con sé anche un aumento dei rendimenti delle obbligazioni. È dunque un buon momento per investirci? Su quali puntare? Ne abbiamo parlato con Francesco Castelli, responsabile fixed income di Banor Capital.

Che cosa deve fare un investitore che già detiene in portafoglio le obbligazioni?

Le decisioni di allocazione dipendono sempre dalle circostanze del singolo investitore e quindi la risposta dipende dal motivo che ci induce a investire in obbligazioni. In generale, visto il ribasso dei corsi, oggi le obbligazioni sono oggi molto più interessanti che a inizio anno. Una considerazione che può sembrare banale, ma che in realtà ha implicazioni profonde di asset allocation: i rendimenti (spesso negativi) di inizio anno, condannavano le obbligazioni ad essere un investimento perdente, con la certezza di perdere valore, sia su base nominale che su base reale. Oggi, complice il rialzo dei tassi e l’espansione degli spread, i bond sono tornati ad essere una valida alternativa di investimento. Tuttavia, su base tattica, andrà tarata bene l’allocazione per settore e per duration. In generale, evitiamo gli emittenti più fragili ed esposti al rischio di recessione (high yield in particolare).

Cosa suggerisce di fare a chi non ha ancora investito in bond?

Negli ultimi mesi abbiamo parlato con i clienti che per anni si sono rifiutati di considerare il bond, ma che oggi potrebbero riprenderlo in considerazione. È vero che l’obbligazionario è diventato molto volatile e che le prospettive di inflazione non sono per nulla chiare. Tuttavia, l’investitore con la “I” maiuscola, quello che guarda alla sua allocazione di lungo termine, vedrà facilmente che i livelli di entrata di oggi sono nettamente diversi da quelli di pochi mesi fa: il Bto decennale è ai massimi dal 2014, i rendimenti sui corporate bond europei o sui governativi Usa sono ai massimi dell’ultimo decennio. Nel momento in cui si selezionano emittenti solidi, oggi possiamo percepire rendimenti che possono coprire dal rischio tasso e dall’inflazione. Soprattutto per chi ha avuto la fortuna o la bravura di rimanere alla finestra, oggi suggeriamo di alleggerire la posizione di liquidità e di cominciare, gradualmente, a considerare le opportunità sul mercato obbligazionario.

Su quali obbligazioni gli conviene puntare?

In generale, temendo il rischio recessione, siamo cauti sul settore high yield. Selettivamente, puntiamo su singoli nomi caratterizzati da una buona solidità, da bassa esposizione al ciclo economico e, soprattutto, da basso rischio di rifinanziamento (emittenti con buona elasticità di cassa).

La duration va contenuta. Ci piacciono i corporate e gli high yield di buona qualità, ma limitando la duration. Sugli investimenti in dollari, sono ormai scontati molti rialzi dei tassi e quindi cominciamo a guardare con interesse anche le obbligazioni di maggiore durata: in caso di recessione, queste ci proteggeranno offrendo anche una funzione di bilanciamento in un portafoglio diversificato. Ci piacciono sia governativi Usa che corporate investment grade in dollari, ma anche qui prudenza sui titoli high yield.  Trattandosi di un investimento in valuta, va considerato anche il rischio cambio. Fermo restando che l’esposizione valutaria deve essere considerata anche a livello di portafoglio (e non di singolo investimento), riteniamo il livello del dollaro relativamente caro. L’investitore interessato alle obbligazioni in dollari Usa deve, a questi livelli, considerare l’opzione di coprire (in tutto o in parte) il proprio rischio di cambio.