Nuovi Lockdown, dopo Israele tocca alla Gran Bretagna

18 Settembre 2020, di Massimiliano Volpe

Dopo Israele è la Gran Bretagna ad introdurre un nuovo lockdown, in questo caso limitato alle zone del Nordest dell’Inghilterra e alle città di Birmingham e Manchester.
Il provvedimento, operativo da oggi, riguarda dieci milioni di abitanti è stato preso per fare fronte alla nuova ondata di contagi fuori controllo che ieri hanno superato i 4.000 nuovi casi a livello nazionale (in Italia ci attestiamo intorno ai 1.500 nuovi casi giornalieri).

Le nuove misure di contenimento prevedono la chiusura al pubblico dei luoghi di svago e intrattenimento dalle 22 alle 5 del mattino e il divieto di socializzare con persone al di fuori della cerchia familiare. Inoltre c’è la raccomandazione di usare autobus e treni solo in caso di necessità.

Questa volta il governo di Boris Johnson sembra più deciso ad intervenire con vigore per il ripetersi di quanto successo nel corso della primavera dove la chiusura ritardata delle attività aveva provocato una rapida diffusione dei virus.
Finora nel Regno Unito si sono registrati 384.087 casi di contagi, secondo quanto rilevato dal sito dell’università John Hopkins, che portano il Paese al 14° posto nella classifica delle nazioni più colpite dal coronavirus.

Nei prossimi giorni si vedranno i risultati di queste misure ma in molti credono che saranno estere anche in altre aree del Paese tra cui la capitale. Nelle ultime due settimane a Londra i nuovi casi di coronavirus sono quasi raddoppiati.
Secondo indiscrezioni di stampa, a Downing Street stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di un coprifuoco alle 22 per tutti i cittadini con la relativa chiusura anticipata dei pub e dei locali pubblici.

Già nei giorni scorsi per far fronte alla impennata dei contagi il governo Johnson aveva introdotto la regola del sei che prevede che non ci si possa incontrare in più di sei persone di diversi nuclei familiari, sia all’interno che all’esterno di locali. Ma evidentemente non è stata ritenuta sufficiente per riportare la situazione sotto controllo.

I problemi del governo inglese

Ma il coronavirus non è l’unica preoccupazione per il premier Boris Johnson. Londra è alle anche con i negoziati della Brexit con Bruxelles che si sono impantanati con il rischio di una hard Brexit e con il forte rallentamento dell’economia registrato nella prima parte dell’anno. Nel secondo trimestre il Pil del regno Unito ha segnato un calo del 20,4% rispetto ai tre mesi prima, evidenziando la peggiore performance tra tutte le economie sviluppate del G7.
Secondo le ultime stime della Banca d’Inghilterra il 2020 dovrebbe chiudersi con una flessione del Pil nell’ordine  del 9,5% contro il 14% precedente a seguito dei primi segnali di ripresa della congiuntura. Un ritorno del Pil al livello pre-pandemia non è previsto però prima del 2022.