Non solo Trump, anche gli investitori dicono no a nuova stretta Fed

18 Dicembre 2018, di Mariangela Tessa

Donald Trump non è il solo a non volere una nuova stretta del costo del denaro Usa da parte della Fed.

Alla vigilia dell’ultima riunione dell’anno della banca centrale Usa, che si concluderà domani con il probabile annuncio di una stretta di altri 25 punti base, Wells Fargo e Gallup hanno pubblicato un sondaggio secondo cui il 61% degli investitori interpellati sostiene che la Fed non dovrebbe continuare ad aumentare il costo del denaro. Lo scorso maggio quella percentuale era al 46%.

Quasi la metà del campione (il 48%) crede che farlo sarebbe negativo per l’economia contro il 16% convinto che invece sarebbe una cosa positiva. Un altro 37% dice che i tassi in aumento “non fanno molta differenza”.

Secondo il Wells Fargo Investment Institute, domani la Fed annuncerà un aumento dei tassi.

“Il nostro outlook è per altri tre rialzi dei tassi nel corso dell’anno prossimo prima che la Fed finisca il suo ciclo attuale di strette”, ha dichiarato in una nota Brian Rehling, a capo della strategia del reddito fisso mondiale del centro di ricerca legato alla banca di San Francisco.

E sempre sul fronte di un rialzo del costo del denaro, una picconata alla Fed è arrivata ieri da Peter Navarro, il consigliere “falco” in campo commerciale del presidente americano Donald Trump, convinto che i cali dell’azionario siano dovuti alla politica monetaria della Federal Reserve.

Alla vigilia dell’inizio dell’ultima riunione dell’anno della banca centrale Usa, Navarro ha echeggiato quanto ripetuto da Trump in più occasioni: la Fed non dovrebbe alzare i tassi. Parlando alla Cnbc, ha spiegato che lo stop all’aumento del costo del denaro dovrebbe esserci “non perché l’economia Usa sta rallentando ma perché l’economia sta crescendo senza inflazione”.