Bce indaga su sei banche italiane. Ecco chi sta vendendo e perchè

19 Gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – In tutto sono sei banche: MPS, Banco Popolare, Bpm, Bper, Carige e anche la big Unicredit.  Gli istituti di credito italiani sono usciti allo scoperto su richiesta diretta della Consob e hanno confermato le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore da un portavoce della BCE.

I rumor sono veri: la Bce di Mario Draghi ha avviato un’indagine conoscitiva per verificare il livello dei crediti deteriorati e le politiche e decisioni che le banche italiane vogliono mettere in atto per la loro gestione.

Daltronde, come riportato da Reuters, se c’è un motivo per cui gli investitori di tutto il mondo stanno attaccando il sistema bancario italiano, è proprio per quella montagna di NPL (ovvero prestiti non performanti, conosciuti con la sigla NPL) che pesano sull’intero settore per ben 200 miliardi di euro.

Così recitano i comunicati:

La Bce ha avviato anche nei confronti di Mps nell’ambito dei sui piani di attivita’ per il 2016 una valutazione dei prestiti in sofferenza (npl) della banca. Nella nota, Mps precisa: “Tale attività, in particolare, ha per oggetto la strategia, la governance, i processi e le metodologie di gestione dei non performing loans. Non si registra pertanto alcun elemento di novità rispetto ai dati diffusi nel contesto dell’approvazione dei dati trimestrali al 30 settembre 2015″.

Unicredit:

“Nel quadro dei piani di attivita’ 2016, la Banca centrale europea ha proposto un assessment sugli Npl che, a quanto ci risulta, riguarderebbe anche altre banche”. Unicredit sottolinea che “rispetto a quanto comunicato in occasione dell’ultima trimestrale (al 30 settembre 2015) non si evidenzia pertanto alcun elemento di novita’”. A livello di gruppo “le sofferenze (non performing loans) lorde si attestano a 50,6 miliardi di euro, in calo di circa il 3% rispetto a dicembre 2014 e il tasso di copertura è pari al 61,4%, tra i più alti in Italia. Di conseguenza, le sofferenze al netto delle riserve ammontano a 19,5 miliardi, in calo rispetto a dicembre 2014″.

Bpm, su richiesta della Consob, rende noto – in merito alle recenti notizie di stampa concernenti l’interessamento da parte della Bce sui livelli di Non Performing Loans detenuti dagli istituti di credito europei e italiani – di essere stata informata dalla BCE  “che la stessa ha avviato un assessment su strategia, governance, processi e metodologie relativamente agli NPL come parte integrante dell’ordinaria attività di supervisione che coinvolgerà, tra altre banche italiane ed europee, anche Bpm”. Bpm ricorda infine che il Common Equity Tier 1 ratio minimo di BPM all’esito dello Srep condotto nel 2015 è pari al 9%, livello tra i più bassi tra quelli resi noti dalle banche italiane soggette a supervisione unica bancaria europea.

Banco Popolare informa che la Bce, nell’ambito dell’ordinaria e continua attività di supervisione sulle banche vigilate, svolgerà tra gennaio e febbraio un’indagine conoscitiva in materia di governance, strategia, processi e metodologie adottate dal Banco per la gestione dei Non Performing Loans. Banco Popolare ricorda come, alla data del 30 settembre 2015, i flussi netti in ingresso di credito deteriorato abbiano registrato un sensibile decremento (-56% rispetto all’anno precedente) e come, grazie alla cessione di circa euro 950 milioni nominali di sofferenze chirografarie perfezionata lo scorso primo ottobre, lo stock di crediti deteriorati sia atteso in ulteriore contrazione. Sotto il profilo patrimoniale, infine, il Banco Popolare evidenziava al 30 settembre scorso un coefficiente Cet1 phase-in pro-forma del 13,4% (pro-forma fully-loaded 12,8%) rispetto al minimo richiesto in sede SREP del 9,55%.

Banca Carige annuncia che la Bce ha comunicato che in linea con le priorità del Meccanismo di Vigilanza Unico fissate per il 2016 condurrà, nell’ambito dell’ordinario processo di Supervisory Review and Evaluation Process (c.d. SREP), una verifica tematica sulla strategia, la governance, i processi e le metodologie di gestione del portafoglio crediti deteriorati.

Intanto un articolo di Repubblicamette in evidenza chi starebbe vendendo l’Italia: il riferimento è ai: “grandi fondi esteri come Blackrock o Norges, hedge funds, i piccoli speculatori e risparmiatori delle piattaforme online” preoccupati per l’appunto per il problema delle sofferenze ma anche per lo stallo in cui versa il progetto della bad bank.

“La bozza presentata dal ministro Pier Carlo Padoan è di “bad bank leggera”, con singole garanzie su richiesta agli istituti che le volessero pagare (a prezzo di mercato). Ma qualcuno vorrebbe una mossa più coraggiosa: la bad bank tutta pubblica, con una ventina di miliardi di capitale per ripulire sui tempi lunghi gli istituti malati. Aprirebbe forse una procedura d’infrazione europea. Ma sarebbe la via diritta per rilanciare il credito e l’economia italiani”-

Altro elemento che preoccupa, è il recente botta e risposta tra il premier Matteo Renzi e il numero uno della Commissione europea Jean Claude Juncker. I mercati sono infatti pro-Unione europea e pro-Eurozona: ogni eventuale screzio viene accolto con timore e fa pensare al peggio.