“Non scommettete sull’Italia nel 2014”

30 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Per l’Italia, l’annus horribilis del 2013 potrebbe ripetersi e il 2014 potrebbe confermarsi non l’anno della svolta, come vanno dicendo da mesi il governo Letta & company, ma un anno altrettanto buio.

Analisti e esperti internazionali avvertono che per il paese il peggio potrebbe non essere passato, in un contesto in cui l’economia non riparte, messa in ginocchio anche dal persistente fenomeno del credit crunch, ovvero della contrazione del credito.

C’è poi la solita questione dell’instabilità politica: in mancanza di un governo stabile, rimarrà impossibile per l’Italia riuscire a portare avanti le riforme strutturali di cui ha disperatamente bisogno.

“Il piano di Letta – e anche quello del presidente Giorgio Napolitano, è di far durare il suo esecutivo fino alla primavera del 2015. L’Italia deterrà la presidenza dell’Unione europea a partire dal luglio del 2014 e il presidente desidera un governo stabile – o almeno un governo che esista -, almeno per quei sei mesi. (Ma il problema) è che fino a quando non ci sarà un quadro politico stabile, il paese non sarà in grado di risolvere i propri problemi economici – ha commentato Roberto D’Alimonte, professore di politica italiana presso l’università Luiss Guido Carli di Roma, in un’intervista rilasciata alla Cnbc – Noi abbiamo bisogno di riforme economiche che solo un governo stabile e forte può garantire. Ma il punto è che (il 2014) sarà un anno (l’ennesimo) in cui l’Italia arrancherà”.

Per D’Alimonte, “la base parlamentare del governo rimarrà fragile e ci sarà poi la questione della rivalità tra Renzi e Letta che, se non gestita bene, potrebbe aprire di nuovo la porta alla resurrezione di Berlusconi, “genio politico” che non deve essere affatto ignorato.

A fronte dei problemi e tensioni che continueranno a caratterizzare la politica, l’altro dato di fatto sarà la crescita economica latitante.

Matteo Cominetta, economista di HSBC, afferma che la banca “prevede una crescita che non andrà oltre +0,4% e +0,6%, rispettivamente per il 2014 e il 2015”. La “situazione potrebbe cambiare se Renzi diventasse primo ministro e rendesse esecutiva la propria agenda di riforme, ma è troppo presto al momento valutare una tale possibilità”.

Nicholas Spiro, responsabile della divisione di strategia sul debito sovrano, afferma poi che il fatto che nel corso del terzo trimestre l’Italia sia uscita dalla recessione apparentemente senza fine, “sebbene sia importante da un punto di vista simbolico, non ha alcun significato per l’italiano medio”.

La “domanda domestica è ancora in fase di contrazione, mentre il credit crunch prosegue”. Per non parlare della questione del debito. “L’economia italiana dovrebbe rimanere fiacca nel 2014, con poche prospettive di crescita, per non parlare delle riforme strutturali”, ha commentato Shapiro.

Di conseguenza, come titola Cnbc nel suo articolo, non ci sarà alcun “Happy New Year”, ovvero “Felice anno nuovo” per l’Italia, nel 2014.