“NIENTE PANICO E’ SOLO UNA CRISI TECNICA”

17 Aprile 2000, di Redazione Wall Street Italia

Come reagisce il Mercato italiano ai ribassi di venerdì scorso negli Stati Uniti e a quelli odierni in Asia?

Lo abbiamo chiesto a Massimo Mortari (consulente finanziario con 35 anni di attività).

Dottor Mortari come sta reagendo questa mattina Piazza Affari?

“La mia impressione è che la Borsa di Milano stia reagendo con molta compostezza. Qualche titolo
è addirittura in positivo e anche titoli come Fiat, Ifil o Eni non stanno crollando.”

Ma da dove arriva questa crisi che sta spaventando gli investitori?

“Non si tratta di una crisi finanziaria esterna, come successe tre anni fa per la crisi Russa prima e per quella giapponese poi; o di pericoli provenienti dai debiti dei paesi Sudamericani (anzi, oggi il Brasile è la nazione che raccoglie più capitali estri). Il ribasso dei mercati ha una motivazioneinterna al mercato stesso.”

E questo cosa vuol dire?

“Significa che ci sono sempre meno regole. Laddove ci sono perdite nel settore della nuova economia o per operazioni sui derivati, gli investitori devono disinvestire -in quel mercato o in altri- per effettuare le ricoperture, ed ecco che il ribasso si accentua.”

Nel crollo c’è anche la responsabilità dei ribassisti?

“No, questo non è vero, su dieci investitori solo uno è un ribassista.”

Quindi non è il caso di parlare di panico, almeno in Italia?

“No da noi non c’è panico, ma una situazione di riflessione, il mercato italiano reagisce. E’ un
mercato dove si era comprato troppo, senza valutare se i prezzi avessero una qualche attinenza
con le realtà delle aziende.”

“Io la definirei una crisi tecnica. Il troppo afflusso di denaro su di un unico settore aveva fatto sì che si trascurassero tutti gli altri titoli. E la paura dell’inflazione in America ha trovato il mercato in una fase di eccessivo rialzo: qualsiasi altra notizia avrebbe provocato questa forte oscillazione. Viviamo in una realtà, quella della globalizzazione, dove i tempi di questi meccanismi sono molto rapidi.”

C’è qualche altro fattore che in questa fase non sta aiutando il mercato?

“Secondo me si è spinto troppo l’accelleratore sul trading on line. E’ il futuro, ma le nostre banche sono passate dal Medioevo allo Shuttle. Le banche dovevano spingere prima e di più sulla creazione di consulenti finanziari idonei. I nostri Bot People sono diventati improvvisamente deitrader, ma senza basi.”

Qualche previsione a breve termine è possibile farla?

“Se l’ampiezza delle oscillazioni diminuisce si può anche arrivare a breve alla fine del ribasso, ma ciò non esclude per alcuni titoli anche forti rialzi.”

E per i titoli nel mirino, tipo quelli tecnologici?

“Tutti i titoli della new economy -alta tecnologia, farmaceutici, biotecnologici- saranno più validi quando si troveranno ad un -35% dai massimi. Una volta scremato il mercato sarei più tranquillo.”

E per quel che riguarda Wall Street?

“Potrebbe essere una giornata più tranquilla anche a New York, con meno oscillazioni. Usciti dal
mercato i nuovi speculatori, i mercati torneranno a fare valutazioni più ragionate.”

Un suggerimento?

“Meglio investire che speculare. I mercati finanziari hanno sempre in sè il germe del ribasso. E devono scendere per consolidare i valori. E poi è sempre meglio acquistare con contante, non fare
il passo più lungo della gamba, come appunto è successo negli ultimi mesi in America con i broker
che hanno prestato denaro anche al 25% e poi sono scattate le ricoperture.”

C’è qualche organismo ufficiale che può aiutare i mercati?

“Gli Istituti di vigilanza, le Banche Centrali, dovrebbe riunirsi -non il G7 che come abbiamo visto non ha potuto fare o dire alcunché- per tutelare la trasparenza del mercato e l’interesse degli investitori, vietando operazioni speculative senza denari.”