TIM: il fondo Usa KKR la vuole tutta. Governo Draghi alle prese con il ‘nuovo’ dossier di Borsa

21 Novembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Tim nel mirino degli americani di Kkr. Il fondo americano di buyout sarebbe interessato alla totalità dell’intero gruppo Telecom Italia e non solo, dunque, alla controllata FiberCop, di cui detiene già una partecipazione pari al 37,5%. A lanciare la notizia bomba è stato il Corriere della Sera, che ha riportato che, “nelle scorse ore, sul tavolo del presidente del gruppo telefonico, Salvatore Rossi, è arrivata una manifestazione di interesse dal fondo Usa, già azionista di FiberCop, la società in cui Tim ha spostato l’ultimo miglio della rete telefonica, per l’intero gruppo”.

Vale la pena di ricordare che Telecom Italia vede come azionisti di maggioranza il colosso francese delle telecomunicazioni Vivendi – che ultimamente non ha fatto nulla per nascondere la sua delusione per la performance del gruppo – con una quota del 24% circa, e Cassa depositi e prestiti (CdP), secondo maggiore azionista, con una partecipazione del 9,8%.

Nel pomeriggio di oggi si è riunito – come aveva anticipato il Corriere – il cda straordinario di Telecom Italia per esaminare la proposta made in Usa.

TIM: Vivendi nega fermamente discussioni con qualsiasi fondo

I francesi di Vivendi hanno preso subito le distanze da qualsiasi sospetto su un loro legame presunto con il fondo americano o altri fondi volto ad agitare le acque nell’azionariato di Tim, con un portavoce che ha chiarito subito che “Vivendi nega fermamente di aver avuto discussioni con qualsiasi fondo, e più specificamente, con Cvc” per una eventuale offerta pubblica di acquisto su Tim.

“Vivendi ribadisce la propria disponibilità e volontà a collaborare con le autorità e le istituzioni pubbliche italiane per il successo a lungo termine di Tim – ha continuato il portavoce, ricordando che il colosso francese “è un investitore di lungo termine in Telecom Italia e lo è stato fin dall’inizio”.

Nessun asse con i fondi, dunque.

Detto questo, è innegabile che la frustrazione francese per come vanno le cose in TIM ci sia, visto che sono giorni che viene segnalato come l’azionista abbia messo in discussione la gestione e la posizione stessa del ceo Luigi Gubitosi, dopo che il gruppo italiano ha lanciato ben due profit warning nel giro di qualche mese.

TIM: performance disastrosa del titolo, -50% in 5 anni

E che dire della performance disastrosa del titolo?

In un articolo con cui riporta gli ultimi rumor, Bloomberg ha ricordato che le quotazioni di Telecom Italia sono crollate del 50% circa nell’arco degli ultimi cinque anni, e che il valore corrente del titolo è pari a 1,2 volte gli utili, “una frazione rispetto alle 14 volte, in media, dei titoli delle rivali europee”. Questo, a fronte di una montagna di debiti superiore ai 22 miliardi di euro (in base ai dati della fine di settembre): un ammontare che “può essere inferiore di 3,3 miliardi di euro rispetto a quello dell’anno scorso”, ma che di certo non ha impedito a S&P Global Ratings di tagliare il rating, lo scorso venerdì, da “BB+” a “BB”.

La vulnerabilità di Telecom Italia di fronte al rischio Opa è, insomma, un dato di fatto. E i francesi da un bel po’ chiedono una scossa che rilanci il gruppo.

Nuovi motivi per scalpitare d’altronde negli ultimi mesi non sono mancati: tra questi, i problemi che ha dato quella che avrebbe dovuto essere la gallina dalle uova d’oro, ovvero Dazn (con qualcuno che ha fatto chiaramente capire che meno male che c’è TIM Vision) e come ha scritto in un’analisi Erhan Gurses, analista di Bloomberg Intelligence, il mercato della telefonia fissa che si appresta a farsi ancora più affollato con l’ingresso imminente di Iliad.

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Dalla penultima riunione del cda straordinario tanto atteso dell’11 novembre scorso, non è emersa alcuna big news, tanto che il mercato era tornato ad attaccare il titolo Telecom Italia, già penosamente falcidiato in Borsa. Niente era stato detto soprattutto sul tema scottante per i mercati della rete unica.

La batosta per il titolo Telecom è arrivata alla fine di ottobre, con una trimestrale che ha a dir poco gelato il mercato:

il gruppo guidato da Luigi Gubitosi ha riportato ricavi per il terzo trimestre che hanno mancato la stima media degli analisti attestandosi a 3,84 miliardi di euro rispetto ai 3,88 mld del consensus Bloomberg. Leggermente sotto le attese anche l’ebitda organico a 1,67 mld (consensus 1,68 mld). A deludere in particolare l’ebitda domestico a 1,3 mld (-8,3%).

TIM: come si muoverà il governo Draghi?

Quale sarà a questo punto l’atteggiamento del governo Draghi nei confronti dell’Opa del fondo americano su Telecom Italia che, nonostante tutti i suoi guai, comunque rimane il più grande operatore di telefonia del made in Italy?

Il Corriere ha scritto che “attraverso i suoi canali diplomatici, Kkr avrebbe sondato nei giorni scorsi il governo, dal quale non sarebbero arrivate indicazioni, come di consueto essendo Tim una società quotata. Ma il fatto che la proposta sia poi giunta attraverso i canali ufficiali sul tavolo del gruppo telefonico lascerebbe intendere se non altro una neutralità, fermo restando che Palazzo Chigi ha comunque i poteri della «golden power» a tutela della rete, asset strategico per la sicurezza nazionale, inclusa la rete internazionale custodita dentro Sparkle. E’ ipotizzabile che in caso di un’Opa il governo metta dei paletti a difesa della rete, tanto per la parte contenuta in FiberCop quanto per la cosiddetta «rete primaria» rimasta a Tim”.

Draghi potrebbe però anche decidere di fare altro, ovvero “andare oltre e aprire un tavolo per discutere dell’assetto generale della rete, in un’ottica che potrebbe anche portare a una sorta di nazionalizzazione sotto il cappello della Cassa depositi e prestiti, azionista con il 10% di Tim e con il 60% di Open Fiber, l’altra società che sta costruendo in Italia la rete in fibra ottica”.

Unimpresa: Draghi valuti utilizzo golden share

 Intanto Unimpresa ha fatto sentire già la sua voce, con le dichiarazioni del vicepresidente Giuseppe Spadafora : “Tim non è una azienda come tante: è un asset strategico per il Paese e un bene fondamentale, di interesse pubblico, determinante per la crescita economica italiana e delle nostre micro, piccole e medie imprese. L’evoluzione tecnologica passa anche attraverso la rete di telecomunicazioni e una infrastruttura di altissimo livello, adeguata alle esigenze di sviluppo delle nostre pmi va protetta. Il governo guidato da Mario Draghi deve valutare a fondo l’utilizzo della golden share affinché la rete di tlc non sia preda di soggetti stranieri, nella peggiore delle ipotesi fondi altamente speculativi”. Secondo Spadafora “la Cassa depositi e prestiti, già azionista al 10% di Tim, deve avere un ruolo fondamentale e chiudere, a 25 anni dalla scellerata privatizzazione, una pagina buia della nostra politica-economica”.

KKR: $429 miliardi di asset gestiti, non è fondo speculativo

KKR è una società leader globale di investimenti che gestice asset class alternative diverse tra cui private equity, credito e asset immobiliari, insieme a partner strategici che gestiscono hedge fund. Gli asset gestiti si attestavano in data 30 giugno 2021 a $429 miliardi. Così si legge nel sito del fondo Usa, che non viene considerato speculativo.

In quanto investitori con una visione industriale, il nostro obiettivo è quello di generare ritorni appetibili di investimenti seguendo un approccio paziente e disciplinato, reclutando persone di alto livello, tendendo agli standard più alti di eccellenza, e allineando i nostri interessi a quelli dei nostri partner di investimento”.