Risparmio: una famiglia su tre non teme una spesa improvvisa di 10mila euro
Una spesa improvvisa di 1000 euro è un grosso guaio per una famiglia su cinque e se la spesa è più alta 10mila euro, a potervi far fronte è solo una famiglia su tre. Questi i dati che emergono dal Rapporto sul risparmio curato da Ipsos per Acri.
La notizia positiva che emerge dal rapporto è che aumentano le famiglie in grado di avere almeno 10.000 euro da parte: il furto d’auto, una complessa operazione dentistica, la sistemazione di un tetto o una cartella esattoriale non attesa non spaventa il 36% delle famiglie italiane, circa il 2% in più rispetto al 2017. Ma in generale aumenta la propensione al risparmio dei nostri cittadini ma cresce l’incertezza. Secondo l’indagine la propensione al risparmio resta alta (86% come l’anno precedente) ma ben il 38% “non vive tranquillo se non mette da parte dei risparmi (+1 sul 2017)”. Il 39% delle famiglie afferma di essere riuscito effettivamente a risparmiare (+2 punti percentuali sul 2017)
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo