Referendum, Fidelity: conviene andare controcorrente su Btp e Spread

30 Novembre 2016, di Daniele Chicca

I BTP scontano già una vittoria del ‘no’ e, a prescindere dall’esito del voto, beneficeranno dell’ulteriore sostegno della BCE: è questa l’opinione espressa da Andrea Iannelli, Investment Director Obbligazionario di Fidelity International, nel suo ultimo report. Le obbligazioni emesse dalle maggiori istituzioni finanziarie nazionali dovrebbero trarre vantaggio, secondo l’analista, dai processi di ricapitalizzazione in atto e dagli aumenti di capitale, a spese degli azionisti. Allo stesso tempo “il programma di acquisti di titoli corporate della BCE manterrà sotto controllo i rendimenti delle emissioni non finanziarie. Nonostante l’incertezza che si profila all’orizzonte, i titoli obbligazionari italiani offrono valore data la valutazione attuale”.

“I titoli di Stato italiani hanno risentito dell’aumento del rischio politico e delle apprensioni per le difficoltà del settore bancario. Nonostante il continuo sostegno offerto dalla Banca centrale europea (BCE) con il Public Sector Purchase Programme, i BTP sono stati penalizzati rispetto ai titoli di Stato degli altri Paesi europei, sia core che periferici. Lo spread tra i rendimenti dei BTP decennali e quelli dei Bund di pari scadenza ha superato il livello raggiunto all’indomani del referendum britannico in giugno, mentre quello tra i BTP e gli omologhi spagnoli si attesta sul massimo degli ultimi quattro anni”. Nonostante le nuove pressioni che potrebbero prodursi sui BTP a causa del referendum, la riunione della BCE che si terrà quattro giorni dopo (8 dicembre) rappresenta secondo Iannelli e il suo team di strategist “un evento più importante” del referendum per i Btp.

“Le obbligazioni italiane beneficiano e continueranno a beneficiare del sostegno continuativo della Banca Centrale Europea. Non siamo d’accordo con quanti ipotizzano che la BCE annuncerà una riduzione degli acquisti di asset. Con l’inflazione core (di fondo) ancora lontana dal target della BCE, che appare irraggiungibile nell’immediato futuro, il Consiglio direttivo avrà un forte incentivo a estendere il programma di QE oltre il marzo 2017. La banca centrale dovrà inoltre adottare una maggiore flessibilità sul vincolo della quota di partecipazione al capitale della BCE, per affrontare la sempre più evidente scarsità di emissioni. Il debito dei Paesi periferici dovrebbe, dunque, beneficiare di tali cambiamenti e i BTP, in particolare, appaiono interessanti agli attuali livelli di rendimento”. S&P pronostica per esempio un prolungamento del QE fino almeno a fine 2017, nell’ambito di un piano della Bce atto a contenere l’irripidimento della curva dei rendimenti.