Petrolio sotto pressione, fondi hedge chiudono posizioni lunghe a ritmi record

22 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Tra le materie prime, convinti che i prezzi scivoleranno sotto l’area dei 50 dollari al barile, gli hedge fund stanno chiudendo le posizioni lunghe nette sul petrolio a un ritmo record. Gli analisti di UBS sono convinti che le pressioni al ribasso continueranno a farsi sentire sul greggio. Detto questo Bhanu Baweja, Global Head of EM Cross Asset Strategy della banca svizzera, non pensa che i prezzi del petrolio scenderanno sotto la soglia dei 40 dollari al barile (contratto Wti). È molto possibile, invece, secondo lo strategist che le quotazioni rimangono sotto quota $45 “per un po’ di tempo”.

I timori circa l’offerta in eccesso continueranno ad avere il loro peso, mentre sul fronte della domanda, in India e in Cina i livelli “sono molto, molto alti, sebbene anelastici”. Al momento i due future su Brent e Wti scambiano in flessione di circa mezzo punto percentuale. Il mese scorso, per la prima volta nella storia, i fondi hedge detenevano oltre un milione di barili di petrolio in portafoglio, nella speranza che le misure per ridurre la produzione di petrolio decise dall’Opec abbiano successo. Da allora i fondi speculativi hanno tuttavia iniziato a vendere e ora siamo entrati nella terza settimana consecutiva di alleggerimento delle posizioni, anche per via delle prospettive di un aumento di altri 109 mila barili al giorno del petrolio prodotto dai gruppi statunitensi di gas di scisto (dati AIE).