Lagarde: “Non voglio più sentire la parola Grexit”
NEW YORK (WSI) – La parola Grexit? “Non voglio più sentirla a nessun incontro”. A dirlo il direttore dell’ Fmi Christine Lagarde rispondendo agli utenti su Twitter.
Il numero uno del Fondo ha poi parlato della Brexit, l’ipotesi di un’uscita della Gran Bretagna dalla zona euro che avrebbe un impatto sull’ economia britannica e su quelle europee.
Secondo un rapporto di 200 pagine del ministero del Tesoro in uscita nelle prossime ore, il reddito nazionale britannico potrebbe perdere il 6% entro il 2030 se il Regno Unito lasciasse davvero l’Ue con il referendum sulla Brexit del 23 giugno. Stando a questa analisi, la contrazione del Pil significherebbe una perdita media equivalente a 4.300 sterline all’anno per ogni famiglia britannica, come aveva già indicato a suo tempo il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne. A pesare sarebbero soprattutto i nuovi confini che avrebbero conseguenze sull’export, oltre al calo degli investimenti dall’estero. Possibli anche i tagli alla sanità, aumenti dei tassi e un’impennata dei diffusi mutui immobiliari.
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Saipem ha annunciato l’aggiudicazione di un nuovo contratto di perforazione offshore dal valore complessivo di circa 260 milioni di dollari
La borsa di Tokyo ha chiuso con una performance mista: l’indice Nikkei ha subito una lieve flessione dello 0,17%, mentre il Topix ha guadagnato lo 0,45%. Gli investitori sono concentrati sugli sviluppi in Medio Oriente, con il prezzo del petrolio ancora elevato. Anche la borsa di Seul ha registrato un aumento con l’indice Kospi in crescita dello 0,74%.
Banco Santander SA ha registrato un utile netto nel secondo trimestre che ha superato le stime degli analisti, continuando ad aggiungere milioni di clienti. La banca ha acquisito 12 milioni di clienti negli ultimi 12 mesi e prevede un riacquisto di azioni per circa 1,8 miliardi di euro. La presidente esecutiva Ana Botin ha dichiarato che Santander continuerà a investire in opportunità di crescita redditizia, puntando sull’intelligenza artificiale per raggiungere i suoi obiettivi di profitto.
Il presidente Donald Trump ha annunciato che i produttori di farmaci generici avranno due anni per trasferire la produzione negli Stati Uniti, altrimenti dal 2028 dovranno affrontare un dazio del 100% sulle importazioni. Questa misura potrebbe aumentare i costi per i produttori e causare un incremento dei prezzi e possibili carenze di trattamenti generici.