Lagarde: “Non voglio più sentire la parola Grexit”
NEW YORK (WSI) – La parola Grexit? “Non voglio più sentirla a nessun incontro”. A dirlo il direttore dell’ Fmi Christine Lagarde rispondendo agli utenti su Twitter.
Il numero uno del Fondo ha poi parlato della Brexit, l’ipotesi di un’uscita della Gran Bretagna dalla zona euro che avrebbe un impatto sull’ economia britannica e su quelle europee.
Secondo un rapporto di 200 pagine del ministero del Tesoro in uscita nelle prossime ore, il reddito nazionale britannico potrebbe perdere il 6% entro il 2030 se il Regno Unito lasciasse davvero l’Ue con il referendum sulla Brexit del 23 giugno. Stando a questa analisi, la contrazione del Pil significherebbe una perdita media equivalente a 4.300 sterline all’anno per ogni famiglia britannica, come aveva già indicato a suo tempo il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne. A pesare sarebbero soprattutto i nuovi confini che avrebbero conseguenze sull’export, oltre al calo degli investimenti dall’estero. Possibli anche i tagli alla sanità, aumenti dei tassi e un’impennata dei diffusi mutui immobiliari.
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Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.