Fed, Bullard: va bene anche un solo rialzo dei tassi da qui a fine 2017
Se la Federal Reserve dovesse alzare il costo del denaro anche solo un’altra volta nel 2017 dopo la stretta monetaria di 25 punti base di marzo andrebbe bene. A dirlo è il membro del FOMC, il braccio di politica monetaria della Fed, James Bullard, secondo il quale in caso di una nuova recessione la prima mossa della Fed sarebbe quella di tagliare i tassi e in secondo luogo di valutare la convenienza di un altro piano di acquisto di bond.
Per Bullard, presidente della Fed di St. Louis dal 2008, i dati oggettivi ufficiali (‘hard data‘) indicano una variazione positiva del Pil del 2% nel trimestre, mentre quelli soggettivi (‘soft data‘), ossia che si prestano a libere interpretazioni, del 4%. Ma è sempre meglio basarsi sui numeri oggettivi. Nonostante le pressioni inflative al rialzo, non c’è bisogno, secondo Bullard, di un ciclo aggressivo di rialzo dei tassi di interesse per tenere l’inflazione sotto controllo.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo