Eurozona: rallenta la crescita, PMI composito ai minimi in 16 mesi
BRUXELLES (WSI) – Al rilento la crescita nel settore dei servizi privato dell’eurozona da 16 mesi. E’ quanto emerge dall’indice PMI composito preliminare dei servizi dell’eurozona del mese di maggio, reso noto da Markit Economics arrivato a 52,9 punti contro il precedente 53 di aprile. Il dato ha testato il minimo in 16 mesi, ovvero dal gennaio del 2015.
Un dato che sorprende, visti i numeri “decenti” registrati per Germania e Francia questa mattina ma che dimostra come altri paesi Ue non stiano così bene.
L’Eurozona appare impantanata in una fase di crescita anemica nonostate i bazooka monetari della Bce, i tassi di cambio vantaggiosi (euro debole) e un’inflazionebassa che favorisce gli acquisti e gli investimenti di famiglie e imprese.

Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play