Dissidente Fed: “occupazione e inflazione” non giustificano rialzo tassi
Il presidente della Fed di Minneapolis, da cui è venuto l’unico voto dissidente al rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve a marzo, ha spiegato il motivo dietro alla sua decisione. Il ragionamento di Neel Kashkari è molto semplice: l’economia americana non ha ancora mostrato una occupazione e una inflazione abbastanza forti da giustificare una stretta monetaria. Le prospettive sui prezzi al consumo della Fed sono troppo ottimiste, secondo lui.
Anche nel momento in cui i dati macro dovrebbero essere sufficienti a giustificare un approccio più aggressivo in ambito di politica monetaria, la Fed dovrebbe aspettare ancora prima di alzare i tassi. Questo perché prima andrebbe fatta chiarezza sul budget della banca centrale e andrebbe preparato un piano dettagliato su come ridurre il bilancio da 4.500 miliardi di dollari.
L’approccio di Kashkari differisce nettamente da quello della presidente della Fed Janet Yellen e della maggioranza degli esponenti del board della banca centrale, che vogliono rimandare ancora la riduzione del bilancio. Prima di intervenire in questo senso vogliono aspettare che i tassi vengano fatti salire e siano ben distanti dallo zero. Il fatto che una colomba come Kashkari voglia maggiore chiarezza sull’enorme bilancio della Fed, dice che forse nei prossimi mesi i mercati avranno informazioni aggiuntive su questo aspetto importante che spesso viene ignorato nelle discussioni e analisi di politica monetaria.
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