Corte Ue spaventa banche italiane, vendite su Mps e popolari
Sessione all’insegna delle vendite per l’ indice Ftse Mib di Borsa di Milano, che si conferma il peggiore tra i listini europei occidentali, sulla scia delle perdite che continuano a zavorrare le quotazioni dei titoli delle banche italiane.
Protagonista la decisione della Corte di Giustizia europea di dare ragione all’ Ue e alle regole del bail-in(pur contemplando la possibilità che si presentino circostanze eccezionali).
Vendite soprattutto su Mps -5,69%, BPM -3,58%, BP -2,82%, Bper -4,32%, Intesa SanPaolo -2,53% Mediobanca -1,85%, Ubi Banca -2,29%, Unicredit -2,34%.
Tra i titoli di altri settori, male FCA, che scende -4,5% dopo aver reso noto l’avvio di un’indagine Usa sul modo in cui riporta i dati sulle vendite negli Stati Uniti.
L’indice Ftse Mib accelera al ribasso con una perdita -1,48%, a 16.513,83 punti.
Tra i titoli di altri settori Telecom Italia -0,79%, Terna +0,46%, Poste Italiane -1,36%, Luxottica -1,15%, Yoox-Net-A-Porter +1,42%, Leonardo Finmeccanica -1,90%
Breaking news
STM annuncia ricavi netti di 3,49 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2026, con un margine lordo del 34,8%. Il reddito operativo raggiunge i 187 milioni di dollari. Le previsioni per il terzo trimestre indicano un aumento dei ricavi a 3,70 miliardi di dollari e un margine lordo del 37%.
Apertura contrastata a Wall Street. Oggi, all’avvio delle contrattazioni, il Dow Jones Industrial Average ha segnato +0,46%, mentre il Nasdaq Composite ha perso 65,06 punti, pari allo 0,25%, a 25.772,14. Apertura lievemente in positivo per lo S&P 500, in aumento dello 0,03%.
Nella settimana del 17 luglio, le richieste di mutuo negli Stati Uniti hanno registrato un incremento dell’1,9%, secondo la Mortgage Bankers Association. Nonostante il calo del 2,4% nelle richieste di rifinanziamento, le nuove domande sono aumentate dello 0,5%, mentre i tassi sui mutui trentennali sono saliti al 6,69%.
Eni ha acquisito oltre 4,6 milioni di azioni proprie sul mercato Euronext Milan, rappresentando lo 0,15% del capitale sociale. Questo fa parte della seconda tranche del programma di buyback, volto a offrire un rendimento aggiuntivo agli azionisti oltre ai dividendi. Con l’acquisto, Eni possiede ora il 4,16% delle azioni proprie.