Confartigianato: “italiani pagano 28 miliardi in più di tasse rispetto a Eurozona”
Nel 2016 gli italiani pagheranno 28 miliardi in più di tasse rispetto alla media dei cittadini dell’Eurozona, il che significa che a livello pro-capite ciascuno pagherà maggiori imposte per un valore di 461 euro. E’ quanto rende noto la Confartigianato, sottolineando che, nel caso delle aziende, il gap fiscale Italia/Europa è ancora più ampio: il total tax rate, cioè la somma di tutte le imposte e tasse pagate dall’impresa al lordo dei profitti, è pari al 64,8%, il più alto nell’Unione europea, ben più alto di quello versato in Francia (62,7%) e Austria (51,7%) e più che doppio rispetto a quello di Slovenia (31,0%) e Svizzera (28,8%). Va ancora peggio per quelle aziende che hanno meno di 20 addetti, e che si trovano a versare un’aliquota fiscale complessiva su Ires ed Irap del 32,8%, superiore di 5,2 punti rispetto al 27,6% delle imprese di medio-grande dimensione, con 50 addetti ed oltre.
Confartigianato precisa come la pressione fiscale sia aumentata a causa del prelievo a livello locale: tra il 2011 e il 2015 le imposte dirette e indirette di tutte le amministrazioni pubblichesiano aumentate del 6%, sulla scia del rialzo del 27,2% (+14,8 miliardi di euro) dei 5 principali tributi locali cioè Irap, Addizionali Irpef, Imu e TASI.
Al peso delle tasse si sommano le complicazioni burocratiche per pagarle. Anche quialtro record negativo: ogni impresa italiana spreca in adempimenti fiscali 269 ore all’anno, 92 ore in più delle 177 ore della media Ocse e superiori alle 218 ore in Germania, alle 158 ore in Spagna, alle 137 ore in Francia e alle 110 ore nel Regno Unito. Sulla competitività delle imprese, poi, il cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente, pari al 49%, di 13,1 punti superiore al 35,9% della media Ocse ed il quinto più alto dopo Belgio, Austria, Germania ed Ungheria.
Così il presidente Giorgio Merletti:
“Per ricostruire la fiducia incrinata dagli anni di crisi, le tasse devono essere restituite a imprenditori e cittadini sotto forma di qualità dei servizi pubblici. Anche qui c’è molto da fare: l’Italia deve ancora scalare la classifica che oggi ci vede al 45° posto nel mondo per capacità di favorire l’attività d’impresa”.
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