Borsa Usa contrastata, corre il petrolio: Brent ai massimi dal 2015
Wall Street ha aperto gli scambi poco mossa nel giorno in cui è iniziata la riunione storica di due giorni della Federal Reserve. Il Dow Jones guadagna lo 0,31% ma il Nasdaq cede lo 0,1%. L’indice S&P 500, in marginale progresso, tenterà di aggiornare i record assoluti. La banca centrale dovrebbe alzare il costo del denaro di altri 25 punti base. Le Borse europee continuano a guadagnare terreno, mentre quelle asiatiche pagano la debolezza delle compagnie aeree cinesi.
Tra gli altri mercati, il contratto sul petrolio inglese, il Brent, è salito sopra quota 65 dollari al barile per la prima volta dal 2015: è il risultato della chiusura della pipeline Forties North Sea che trasporta il 40% della produzione di gas e greggio del Regno Unito. Il future sul WTI (petrolio Usa) guadagna lo 0,6%. Sul Forex nonostante l’inflazione più alta dal 2012 nel Regno Unito, la sterlina è sempre in difficoltà per via della persistente incertezza sul futuro della Brexit.

Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo