Bce, Draghi: non cambiamo politica monetaria

25 Settembre 2017, di Daniele Chicca

La ripresa è robusta ma la Bce non intende cambiare politica monetaria, perché non ne vede il motivo. Verrà decidesse dunque più tardi, in autunno, quale sarà la nuova posizione strategica per i mesi successivi, e se verranno ricalibrati o meno gli interventi a sostegno dell’economia con gli acquisti di titoli di Stato sui mercati secondari e di azioni delle società nel settore privato. Per ora tuttavia non sembra esserci motivo per un’inversione di tendenza e per un ritiro del programma di Quantitative Easing, visto che l’inflazione non è ancora tornata su un percorso di ripresa “durevole e auto sostenuta”, e che anche le dinamiche salariali sul mercato del lavoro restano ancora al di sotto delle aspettative. È quanto spiegato da Mario Draghi durante l’audizione davanti alla commissione Affari economici del Parlamento europeo a Bruxelles.

“Decideremo più tardi quest’anno se ricalibrare o nostri strumenti per mantenere il grado di sostegno monetario di cui ancora necessita l’economia dell’Eurozona, per completare la sua transizione verso il percorso di una nuova crescita equilibrata, caratterizzata da condizioni sostenute di stabilità dei prezzi”, ha detto il presidente della Bce, insistendo su una posizione già espressa più volte. “La stabile ripresa economica in corso ha ancora bisogno di tradursi in modo più convincente in una dinamica inflazionistica più forte”.

Draghi e il board della Bce sono “sempre più fiduciosi sul fatto che alla fine l’inflazione si muoverà verso livelli in linea con il nostro obiettivo (un tasso annuale al 2%, ndr), ma sappiamo anche che c’è ancora bisogno di un orientamento accomodante di politica monetaria a un livello molto sostanziale affinché si materializzi un percorso di ripresa dell’inflazione. Inoltre, vediamo ancora alcune incertezze rispetto alle prospettive dell’inflazione nel medio termine”.