Bce, Draghi: non cambiamo politica monetaria
La ripresa è robusta ma la Bce non intende cambiare politica monetaria, perché non ne vede il motivo. Verrà decidesse dunque più tardi, in autunno, quale sarà la nuova posizione strategica per i mesi successivi, e se verranno ricalibrati o meno gli interventi a sostegno dell’economia con gli acquisti di titoli di Stato sui mercati secondari e di azioni delle società nel settore privato. Per ora tuttavia non sembra esserci motivo per un’inversione di tendenza e per un ritiro del programma di Quantitative Easing, visto che l’inflazione non è ancora tornata su un percorso di ripresa “durevole e auto sostenuta”, e che anche le dinamiche salariali sul mercato del lavoro restano ancora al di sotto delle aspettative. È quanto spiegato da Mario Draghi durante l’audizione davanti alla commissione Affari economici del Parlamento europeo a Bruxelles.
“Decideremo più tardi quest’anno se ricalibrare o nostri strumenti per mantenere il grado di sostegno monetario di cui ancora necessita l’economia dell’Eurozona, per completare la sua transizione verso il percorso di una nuova crescita equilibrata, caratterizzata da condizioni sostenute di stabilità dei prezzi”, ha detto il presidente della Bce, insistendo su una posizione già espressa più volte. “La stabile ripresa economica in corso ha ancora bisogno di tradursi in modo più convincente in una dinamica inflazionistica più forte”.
Draghi e il board della Bce sono “sempre più fiduciosi sul fatto che alla fine l’inflazione si muoverà verso livelli in linea con il nostro obiettivo (un tasso annuale al 2%, ndr), ma sappiamo anche che c’è ancora bisogno di un orientamento accomodante di politica monetaria a un livello molto sostanziale affinché si materializzi un percorso di ripresa dell’inflazione. Inoltre, vediamo ancora alcune incertezze rispetto alle prospettive dell’inflazione nel medio termine”.
Breaking news
Il Nikkei chiude in ribasso del 2,73% a causa del calo delle azioni Alphabet, alimentando timori sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante la perdita settimanale, l’indice ha guadagnato lo 0,7% rispetto alla settimana precedente. Il Topix scende dell’1,05%, mentre il Nikkei ha subito un calo dell’8% mensile, influenzato dal KOSPI sudcoreano e dal settore tecnologico.
Gli Stati Uniti impongono dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da 60 economie, dopo un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato nelle catene di fornitura. I prodotti di Messico, Regno Unito, Canada e India subiranno tariffe al 10%, mentre quelli dell’Unione Europea, Taiwan, Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno colpiti fino al 12,5%. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dalle 12:01 ora di New York, con alcune esenzioni per merci già in transito.
Volkswagen ha rivisto al ribasso le sue aspettative di fatturato per l’anno, prevedendo un calo fino al 3%. La casa automobilistica affronta difficoltà in Cina, dove i produttori locali dominano il mercato dei veicoli elettrici. Nonostante il calo del 37% nelle consegne di gruppo in Cina nei tre mesi fino a giugno, Volkswagen prevede un miglioramento dei profitti nella seconda metà dell’anno, sostenuto dalla domanda dei nuovi modelli compatti elettrici.
Poste Italiane ha registrato ricavi record di 6,8 miliardi di euro nel primo semestre 2026, grazie a una crescita in tutte le aree di business. L’utile netto è aumentato del 4%, mentre la raccolta netta nei prodotti di investimento ha raggiunto 2,7 miliardi di euro. La strategia aziendale è stata ulteriormente rafforzata con un nuovo accordo per la distribuzione del risparmio postale e un focus sull’intelligenza artificiale.