Studio: a New York il Covid-19 è arrivato prevalentemente dall’Europa (e non dall’Asia)

9 Aprile 2020, di Alberto Battaglia

Il coronavirus si è diffuso a New York già da metà febbraio e non è arrivato dall’Asia, bensì dall’Europa: è quanto hanno scoperto i ricercatori della Icahn School of Medicine presso l’ospedale newyorchese Mount Sinai, in uno studio in attesa di revisione le cui scoperte sono state anticipate dal New York Times.

Nel dettaglio, i ricercatori sono riusciti a ricostruire l’iter seguito dal virus analizzando le sue mutazioni. Il genoma del virus, infatti, non è costante ma si modifica passando da un organismo all’altro: per questo è possibile distinguere con una certa precisione se un dato ceppo di coronavirus si è sviluppato in Asia oppure in Europa.

“La maggioranza dei casi” confermati a New York, “è chiaramente di origine europea” ha dichiarato al Nyt, Harm van Bakel, uno degli autori. Non è l’unico studio ad aver rivelato questa scoperta. La N.Y.U. Grossman School of Medicine “è giunta a conclusioni sorprendentemente simili, nonostante abbia studiato un diverso gruppo di casi”, ha scritto il Nyt, “entrambe le squadre hanno analizzato i genomi dei coronavirus prelevati dai newyorchesi a partire da metà marzo”.

I ricercatori del Mount Sinai hanno raggiunto le proprie conclusioni mettendo in sequenza i genomi dei virus contratti dai pazienti ricoverati nel loro ospedale. Di conseguenza, si è scoperto che i primi casi identificati a New York non erano collegati a quelli successivi. “Due settimane dopo, abbiamo iniziato a vedere virus correlati tra loro”, ha aggiunto un altro membro del team del Mount Sinai, Ana Silvia Gonzalez-Reiche; e questi ultimi virus erano praticamente identici ai virus trovati in Europa.

Nuove conferme sull’origine animale del virus

Un diverso studio condotto dalla Penn State University ha fornito nuove conferme sull’origine del coronavirus, che alcune teorie vorrebbero ricondurre a un esperimento di laboratorio. Sempre osservando il genoma del virus SARS-Cov-2, i ricercatori hanno chiarito che quest’ultimo si è sviluppato nel pipistrello.
Secondo il primo autore dello studio, Maciej Boni, le caratteristiche del SARS-Cov-2 sono assai prossime a ceppi dei coronavirus che infettano, per l’appunto, questo animale noto come Rinolofide cinese. Il nuovo SARS-Cov-2, pertanto, avrebbe subito una mutazione in grado di consentire la trasmissione da animale a uomo.