NESSUNO PUÒ FERMARE I BURATTINAI DEL CREDITO

29 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La cosa più sconvolgente, arrivando a Dubai da un anno a questa parte, è il parcheggio dell´aeroporto. Migliaia di auto impolverate, sporche, che chiaramente sono lì, abbandonate da molti mesi e che riempiono quasi tutti i posti auto disponibili. Tanto alle migliaia di manager che le hanno lasciate lì cosa importa più delle rate di leasing ancora da pagare? E la finanza allegra parte dai leasing sulle auto per finire ai grattacieli, alle centinaia di palazzi nel deserto, spuntati come funghi negli ultimi dieci anni e poi rivenduti ad investitori pollastri, in buona parte cartolarizzati, impacchettati e finiti nelle mani di chissà chi. Giovedì, con la dichiarazione di default della principale holding di Dubai tre quarti del mondo è stato preso alla sprovvista.

Ma dove erano prima? Dove erano in particolare le centinaia di banchieri che hanno fatto prosperare quella che è stata definita la bolla delle bolle? Lo capiva chiunque che una cosa cosi artefatta e piena di sprechi sarebbe prima o poi dovuta saltare per aria. Era più che evidente che i finanziatori di quella follia avrebbero dovuto da tempo correre a chiudere i rubinetti di quella follia. Ed invece fino a tre giorni fa si faceva finta di nulla. Quando da almeno un anno si sapeva che decine di palazzi erano vuoti, che i mitici alberghi con le forme più strane erano vuoti.

Qui si potrebbe aprire una piccola parentesi sui mercati finanziari che, di fronte alla notizia dei guai in arrivo da Dubai, non trovano di meglio che precipitare del 3 per cento (salvo Wall Street perché, per fortuna, stavano tutti a mangiare il tacchino). Il giorno dopo tutto era già più sereno. Ma la prova di isterismo che è stata data non può certo contribuire al buon nome e alla rispettabilità delle Borse mondiali, frequentate, oggi come un anno fa, soprattutto da gente sempre sull´orlo di una crisi di nervi. E quindi sempre sull´orlo di creare guai infiniti al pianeta.

Ma qualcosa va detto anche sui banchieri, che avevano finanziato l´operazione immobiliare andata in crisi in Dubai. Probabilmente sono tornati ormai a essere talmente ricchi (e quindi sicuri di se stessi) che non andavano in Dubai da mesi, forse anni. Se ne stavano tutti quanti sui campi da golf o in qualche suite d´hotel.

Non si spiega altrimenti quello che è successo. Avevano finanziato una delle maggiori operazioni immobiliari del mondo. L´immobiliare è in crisi nera da più di un anno e a nessuno di loro viene in mente di chiedere qualche resoconto laggiù a Dubai? E magari di preparare anche un piano di allungamento del debito. Niente. Perché?

Londra e le altre capitali finanziarie sono tornate a essere luoghi felici, in cui il denaro (nelle tasche dei banchieri) scorre generoso, in cui le donne sono più belle di prima e le banche luoghi assolutamente meravigliosi. A Londra i prezzi delle case sono tornati a salire perché già si sente odore di bonus natalizi (per i banchieri). E lo stesso sta accadendo nelle altre capitali del denaro.

E allora perché perdere tempo a telefonare a quelli di Dubai? Si faranno vivi loro. Ho chiesto a un banchiere perché i suoi colleghi banchieri d´affari internazionali sono così arroganti, sprezzanti, disinvolti, distratti al limite del crimine. La risposta è stata semplice: perché sono i padroni del mondo. Sono loro che decidono quale azienda deve andare avanti e quale deve chiudere, sono loro che indirizzano i governi su quel che c´è da fare (Goldman Sachs nella City è chiamata «Government Sachs»), sono loro che possono mettere sul tavolo milioni di dollari nel giro di pochi minuti, in qualunque parte del pianeta. E quindi fanno quello che vogliono.

Il problema, forse, non è più tanto quello di nuove regole (che comunque alla fine non vengono rispettate) quanto quello di spezzare questi colossi (che dalla crisi sono usciti ancora più grossi e forti), di ridurli a una dimensione più accettabile e meno pericolosa.

Copyright © La Repubblica. All rights reserved