NAPOLITANO LACCHE’ DI BERLUSCONI

6 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto interpretativo per risolvere il «nodo» delle liste rimaste escluse in vista delle prossime elezioni regionali. Il via libera è arrivato attorno alle 21,40, circa due ore dopo rispetto l’ora fissata per l’inizio della seduta: un intervallo che è stato reso necessario per affinare il testo e renderlo compatibile con una valutazione positiva da parte del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica aveva infatti detto chiaramente di non essere disposto ad avallare un intervento d’urgenza di tipo innovativo. Ma secondo quanto annunciato in serata, si sarebbe reso disponibile ad esaminare un testo diverso. I tempi lunghi di inizio del Cdm sono dunque stati legati alla necessità di un confronto preventivo tra gli staff di Palazzo Chigi e della presidenza della Repubblica. In tarda serata, comunque il Colle ha dato il benestare al decreto così come formulato pocanzi dal Consiglio dei ministri.

«DI PIETRO: E’ UN GOLPE» – “Ieri sera non è stato fatto un decreto ma un colpo di Stato, un’offesa alla democrazia e alla legalità, è stata stracciata la Costituzione durante una competizione elettorale”. Lo ha detto il leader Idv, Antonio Di Pietro, parlando ai microfoni di Sky Tg24. La maggioranza, ha aggiunto, “ha cambiato le regole del gioco perché temeva di perdere con quelle regole”. “Prima di procedere ad azioni formali nei confronti di Napolitano vorremmo capire cosa lo ha spinto a non salvaguardare la Costituzione rispetto a chi cambia le regole del gioco in corsa”, ha sottolineato Di Pietro.

«NAPOLITANO SI DIFENDE» – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invita le forze politiche al “senso di reponsabilità” e a “non rivolgersi al capo dello Stato con aspettative e pretese improprie”, quindi si rivolge al governo chiedendo di rispettare le sue funzioni e i suoi poteri. In una lettera pubblicata sul sito del Quirinale per rispondere alle domande di due cittadini sulla firma con la quale Napolitano ha dato il via libera al decreto salvaliste, il capo dello Stato scrive: “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri”.

«UN AIUTO AL TAR» – In ogni caso, fanno sapere dal governo con una nota, il decreto «mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali regionali» e a garantire «coesione sociale». Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha spiegato che non è stata effettuata alcuna modifica alla legge elettorale e che «non c’è stata alcuna riapertura dei termini»: «Abbiamo dato un’interpretazione per consentire al Tar di dare applicazione alla legge in modo corretto». Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha commentato con soddisfazione «la collaborazione tra istituzioni».

GIORNATA AD ALTA TENSIONE – Il tutto è avvenuto al termine di una giornata di fibrillazione in cui hanno tenuto banco la posizione intransigente dell’opposizione rispetto a possibili scorciatoie legislative e, appunto, la posizione che sulla vicenda potrebbe assumere il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Quirinale aveva fatto sapere al premier di non essere propenso ad avallare provvedimenti d’urgenza che modifichino la legislazione in materia. E per questo l’esecutivo ha optato per un decreto interpretativo che dovrebbe consentire di far rientrare nell’alveo della regolarità anche le liste rimaste escluse pur senza introdurre nuove norme. Secondo il ministro Maroni la valutazione del Colle potrebbe avvenire «già in serata» e quindi, salvo eventuali obiezioni del capo dello Stato, il decreto «potrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale già domani».

PROPOSTA IN QUATTRO PUNTI – Secondo quanto viene anticipato dalle agenzie di stampa, sarebbero quattro i punti che compongono il decreto. La bozza di testo è ancora oggetto di contatti informali con il Colle per cercare di smussare a priori eventuali punti che potrebbero portare ad un veto da parte di Napolitano. Il testo del quale sono stati informati i ministri in vista del consiglio, prevede come primo punto che i termini di presentazione delle liste si basino anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si dimostri la circostanza che si era presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo prevede che al Tar possano ricorrere le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al tribunale amministrativo solo dopo il voto. Uno dei timori del Pdl era infatti che il Tar del Lazio facesse riferimento ad una pronuncia del Consiglio di Stato che prevede che non si possano esaminare ricorsi in materia elettorale nel mese che precede il voto. Infine, il decreto si applica già alle prossime Regionali.

«RIDARE DIRITTO DI VOTO» – «Sono uscito dal Consiglio dei Ministri dove stiamo facendo un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni – ha spiegato lo stesso Silvio Berlusconi nel corso di un collegamento telefonico con un evento elettorale del suo partito in Puglia – in modo che, speriamo, si possa ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia».

«MANDARE LE FORZE ARMATE»- Durissima la posizione dell’Italia dei Valori: «Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l’intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore – ha detto il leader, Antonio Di Pietro -. Noi ci appelleremo alla societá civile e scenderemo in piazza con una grande manifestazione di protesta civile e democratica». Di «decreto eversivo» parla invece il radicale Marco Cappato, secondo cui è in atto «un tentativo di porre il potere al di sopra e contro la legge» e secondo cui le elezioni a questo punto andrebbero annullate e riconvocate. Sempre tra i radicali è lapidario il giudizio di Emma Bonino, candidato tra l’altro nel Lazio: «È una delle pagine più vergognose della storia del Paese dal punto di vista giuridico. Non ci sono parole. Non ci sono situazioni che possono autorizzare un governo a emettere norme palesemente illegali». Sinistra e Libertà, con Fabio Mussi, definisce invece il tentativo di reinserire le liste del centrodestra come veri e propri «brogli di Stato». Per Pier Luigi Bersani, infine, «non si sa se c’è da piangere o da ridere».