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Nuova scossa nella governance di Monte dei Paschi. Quando il rientro in partita di Luigi Lovaglio appariva ormai escluso, il banchiere lucano è riemerso in una lista alternativa per il rinnovo del consiglio di amministrazione depositata da Plt Holding, azionista con circa l’1,2% del capitale. La mossa riapre lo scontro interno alla banca e rimette in discussione la posizione dell’amministratore delegato in carica dal 2022, già escluso dalla lista del board uscente.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, le manovre sarebbero partite nel fine settimana, subito dopo la formalizzazione della candidatura di Lovaglio nella lista concorrente. La proposta di Plt Holding presenta dodici nomi per contendere la guida della banca al consiglio uscente, indicando lo stesso Lovaglio come amministratore delegato e Cesare Bisoni alla presidenza.
Il Cda valuta dimissioni o revoca delle deleghe
Il consiglio di amministrazione, già convocato per fare il punto dopo la scadenza per la presentazione delle liste, si trasforma così in un passaggio delicato. Sul tavolo non c’è più solo la ricognizione della nuova governance, ma anche la posizione dell’attuale ad, ora candidato in una lista contrapposta a quella del board.
In base alle ricostruzioni di stampa, il Cda potrebbe chiedere le dimissioni di Lovaglio oppure procedere alla revoca delle deleghe operative.
Due liste contrapposte per la guida della banca
La situazione apparerebbe inedita: due schieramenti contrapposti si contendono la guida dell’istituto senese con visioni differenti sulla continuità del management. Da un lato la lista presentata dal consiglio uscente, che per il ruolo di amministratore delegato propone una terna composta da Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi, confermando Nicola Maione alla presidenza. Dall’altro la lista di Plt Holding, espressione della famiglia Tortora, che punta sulla continuità con Lovaglio e indica Bisoni come presidente.
La candidatura dell’attuale ad, emersa solo nelle ultime ore disponibili, ha modificato gli equilibri della partita per il rinnovo del board del 15 aprile. Il confronto entrerà nel vivo già in questi giorni, con il consiglio chiamato a valutare la compatibilità del ruolo operativo con la presenza in una lista rivale.
Le perplessità del board e i dubbi sulla governance
Secondo Bloomberg, citando fonti vicine al dossier, diversi consiglieri ritengono problematica la permanenza di Lovaglio alla guida dopo la scelta di candidarsi senza informare preventivamente il board. La decisione verrebbe considerata in contrasto con la linea già tracciata dalla banca, orientata a un cambio di management nel prossimo mandato.
Non solo. All’interno del consiglio emergerebbero anche interrogativi sul processo di formazione delle liste e sul rispetto delle indicazioni della Bce, inclusa l’assistenza degli advisor e la definizione della proposta di maggioranza.
Alla fine saranno tre le liste in corsa. Oltre a quella del board e a quella di Plt Holding, è attesa anche la lista delle minoranze. La proposta di Plt Holding rilancia Lovaglio con l’obiettivo dichiarato di completare il piano industriale e proseguire il progetto di integrazione con Mediobanca, ritenuto strategico per lo sviluppo del gruppo.
La lista lunga comprende, tra gli altri, Flavia Mazzarella, Carlo Corradini, Massimo Di Carlo, Livia Amidani Alberti, Patrizia Albano, Andrea Cuomo, Paola Girdinio, Paolo Massimo Martelli, Dante Campioni e Paola Leoni Borali. Per il collegio sindacale sono stati indicati Monica Vecchiati e Francesca Sandrolini.
La partita assembleare e il peso degli azionisti
Il confronto decisivo si giocherà nell’assemblea del 15 aprile. La lista del Cda potrebbe contare sull’appoggio del gruppo Caltagirone, mentre resta da chiarire l’orientamento di Delfin e Banco Bpm. Il Ministero dell’Economia, con una quota inferiore al 5%, ha ribadito di non voler intervenire nella governance.
Determinante potrebbe essere il voto del mercato, che rappresenta circa il 60% del capitale. In questo contesto, il ritorno di Lovaglio riapre i giochi e anticipa una sfida che potrebbe consumarsi già nel consiglio convocato per oggi, dove la sua permanenza alla guida dell’istituto senese è destinata a diventare il tema centrale.