Fonte: mps
È partito il conto alla rovescia per l’assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena in programma mercoledì 15 aprile, chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione per il triennio. Si tratta di un passaggio chiave, anche perché sarà la prima assise a vedere applicate le nuove disposizioni del ddl Capitali, con riflessi diretti sulle modalità di voto e sulla governance.
In questo contesto, la banca ha diffuso una nota di chiarimento su alcuni aspetti tecnici legati alla lista del Cda uscente e alla procedura di nomina del presidente, temi che potrebbero rivelarsi determinanti nell’esito finale.
Il primo riguarda l’ordine dei candidati indicato nel comunicato del 24 marzo scorso: la banca precisa che quella graduatoria costituisce soltanto un orientamento suggerito ai votanti, e non un vincolo. Nel caso in cui la lista del consiglio uscente non dovesse risultare prima, i candidati verranno selezionati secondo l’ordine originario approvato il 4 marzo 2026.
Il nodo della presidenza
Il secondo chiarimento investe direttamente la questione più delicata: la presidenza dell’istituto. Mps segnala che la lista presentata da Plt Holding non era accompagnata da una proposta formale per la nomina del presidente, ai sensi dell’articolo 126 bis del Tuf. Di conseguenza, in assemblea andrà in votazione la proposta avanzata dal consiglio di amministrazione uscente. Ogni azionista potrà comunque presentare candidature alternative direttamente in sala. In assenza di proposte approvate, la designazione del presidente passerà nelle mani del nuovo cda, in conformità con le norme statutarie vigenti.
Caltagirone decide oggi
Sul fronte degli azionisti di peso, la giornata di oggi sarà cruciale per il gruppo Caltagirone, secondo azionista dell’istituto senese con una quota dell’11,45% . I consigli di amministrazione della holding quotata Caltagirone Spa e della capogruppo non quotata Fgc si riuniranno per definire la posizione da portare a Siena due giorni dopo.
Le delibere verranno adottate previo parere del comitato degli indipendenti insediato in ciascuno dei due board. Il comitato di Fgc — costituito nella seconda metà di gennaio — è composto dall’ex ministro del Tesoro Giovanni Tria, dall’ex presidente della Consob Giuseppe Vegas e dall’avvocato cassazionista esperto di diritto pubblico dell’economia Roberto Santi.
Fondi esteri divisi sul voto
Intanto emergono le prime indicazioni di voto dei grandi investitori istituzionali. Norges Bank Investment Management sosterrà la lista di Plt Holding che ricandida l’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio. Una scelta coerente con la politica del fondo norvegese, orientata a favorire le minoranze nei sistemi di voto cumulativo.
Sulla stessa linea anche il fondo pensione degli insegnanti californiani CalSTRS.
Di contro, altri investitori istituzionali – tra cui CalPERS, il Texas Teachers Retirement System e il New York City Comptroller – hanno annunciato il sostegno alla lista del Cda uscente e al candidato amministratore delegato Fabrizio Palermo.
Proxy advisor e grandi azionisti
Le indicazioni dei proxy advisor ISS e Glass Lewis, entrambe favorevoli alla lista del board, potrebbero orientare una parte significativa del voto estero.
Resta invece fuori dalla partita il ministero dell’Economia, che non depositerà la propria quota del 4,9%. Attesa anche per la decisione di Banco BPM, mentre mantiene il massimo riserbo Delfin, titolare del 17,5% del capitale e potenziale ago della bilancia.
Con un’affluenza attesa intorno al 70%, i primi calcoli indicano una base di partenza solida per la lista del Cda, ma il confronto resta aperto. La lista promossa da Plt Holding punta invece a consolidare un nucleo iniziale di consensi tra soci favorevoli alla continuità con la gestione Lovaglio.