Mps: non solo UniCredit. Spunta il piano Isacco

28 Settembre 2021, di Alessandra Caparello

Continua a tenere banco negli ambienti finanziari la questione delle probabili nozze tra UniCredit e il Monte dei Paschi di Siena. Tutto congelato al momento fino alle elezioni di inizio ottobre. Se la banca di Piazza Gae Aulenti detta le sue condizioni al Tesoro, oggi azionista di MPS al 64,2% del capitale (una banca ripulita dai crediti deteriorati, garanzie per neutralizzare l’impatto dell’acquisizione sul patrimonio, fino a 6-7 mila dipendenti in meno e nessuno sportello nel Meridione), il piano Unicredit però pare non sia l’unico sul tavolo del governo per risolvere il dossier Mps.

Mps: cosa prevede il piano Isacco

Da alcune settimane, si parla apertamente sui giornali di cosiddetto piano Isacco, riprendendo l’episodio raccontato nella Bibbia in cui, su richiesta di Dio,  Abramo era pronto a sacrificare il suo unico figlio, Isacco per l’appunto, ma un attimo prima di compiere il sacrificio sul monte Moriah, la voce di un angelo ferma Abramo. Nel caso di Mps, il piano Isacco prevede un accordo tra banca e creditori, titolari di cause legali per potenziali 10 miliardi di euro di “petitum” totale, probabilmente la vera spina nel fianco del Monte.

Con il piano Isacco in sostanza, anziché tenere in piedi queste cause legali, il Tesoro cederebbe quote di azioni. Accettando le azioni del Mef, i creditori diventerebbero azionisti di una banca ormai scevra dall’annoso problema dei guai legali: una banca dunque sicuramente più appetibile, alleggerita da quelle cause legali, che potrebbe a quel punto interessare non più soltanto a UniCredit ma anche ad altre banche.

Nozze UniCredit-Mps: a che punto siamo

Facendo brevemente il punto della situazione, da settimane sono iniziate le trattative tra il Mef principale azionista di Mps con una quota del 64%, e UniCredit. Un’ eventuale intesa non si concretizzerebbe però in una fusione, ma in un’acquisizione da parte della banca guidata da Andrea Orcel degli asset del Monte considerati eccellenti. Gli altri non voluti da UniCredit andrebbero in meno a Mediocredito Centrale. Secondo fonti vicine, c’è l’ipotesi che Mcc rilevi il marchio Montepaschi, che diventerebbe così l’insegna sotto la quale la stessa Mcc con le sue nuove attività potrebbe operare.

Due sono le condizioni poste da Orcel: la neutralità sul capitale e l’accrescimento degli utili. Indiscrezioni stampa hanno indicato che il numero uno di UniCredit punterebbe al 90% degli sportelli e alla controllata banca di consulenza online Widiba, mentre fuori dal radar rimarrebbero Mps Capital Services (la banca d’affari del Monte,) la fiduciaria, la controllata che si occupa di leasing e factoring e il Consorzio informatico. La Stampa giorni fa ha riportato che negli ultimi giorni si starebbe facendo avanti Bper, che potrebbe rilevare un centinaio di sportelli Mps presenti nel nord Italia e in Emilia Romagna. Smentite invece le indiscrezioni circolanti sull’interesse da parte di Generali.

Gli altri presupposti riguardano i contenziosi, i crediti deteriorati e il personale.Proprio mentre sono iniziate le danze per il matrimonio Unicredit-Mps, sono emersi i primi interrogativi sull’operazione, sollevati da sindacati e della politica, specialmente locale, tutti preoccupati per le ricadute di un’operazione che rischia di cancellare la più antica, anche se malconcia, banca al mondo. Dal Tesoro assicurano che si farà di tutto per limitare gli esuberi e difendere l’integrità del Monte.

La svolta sull’operazione Unicredit-Mps sarebbe rinviata al dopo-elezioni suppletive a Siena, che il 3-4 ottobre vedranno in campo il segretario del Pd, Enrico Letta, per ricoprire il seggio lasciato vacante da Pier Carlo Padoan (nominato nel Cda della stessa Unicredit). L’ad Orcel, inoltre, avrebbe ottenuto il consenso di alcune Fondazioni azioniste sull’acquisizione di Mps senza oneri sul patrimonio di Unicredit. Secondo quanto riferito da Radiocor, le fondazioni “potrebbero decidere di formalizzare in un patto di consultazione quella che fino a ora è stata una consolidata relazione informale tra ‘azionisti amici’. L’idea di un patto, secondo quanto risulta a Radiocor, è effettivamente circolata tra alcuni enti, ma sembra trovare l’opposizione della Fondazione Cariverona”.