Mps: il ministro Franco indica quando lo Stato uscirà dalla banca

27 Aprile 2022, di Alessandra Caparello

Tempi sostenibili per l’uscita dello Stato da Mps e dalla Popolare di Bari. Così  il ministro dell’Economia Daniele Franco durante un’audizione la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario.

Mps, le prossime mosse

La presenza dello Stato nella partecipazione delle banche deve essere temporaneo e non deve alterare la concorrenza, deve cedere la proprietà in un lasso di tempo concordato … Il Mef, come investitore paziente, deve prestare la massima attenzione affinché i piani e le strategie ed eventualmente l’uscita dello Stato avvenga in modo sostenibile per aziende e per sistema economico”.

Così Franco sottolineando inoltre che il Mef sta negoziando una “congrua dilazione con la Commissione europea sui tempi di dismissione delle quote rispetto al termine di fine 2021”, e che per Mps ciò accadrà “solo dopo la realizzazione dell’aumento capitale e dopo l’avvio delle iniziative di contenimento dei costi e miglioramento dell’efficienza definite dal piano industriale”.

I tempi di dismissione “dipenderanno dai progressi su questi due profili” sottolinea il titolare del dicastero di via XX Settembre precisando quindi che lo Stato uscirà da Mps solo dopo il nuovo aumento di capitale, da realizzarsi entro fine anno e l’importante è non svendere.

Lo Stato, si ricorda, detiene una partecipazione pubblica nel Monte, pari al 64,2% del capitale. Dopo il venir meno delle trattative con Unicredit per un’integrazione, è stata avviata un’interlocuzione con la Commissione europea per concordare un nuovo termine sulla cessione.

Qualsiasi trattativa dovrà corrispondere a criteri che non dobbiamo svendere e la partecipazione e se altre banche di mole analoga fossero interessate è una loro decisione” e “sta a loro farsi avanti”. Ovviamente, “si terrà conto del valore di vendita di Monte Paschi dell’eventuale futura ricapitalizzazione”.

E su un eventuale offerta da parte di una banca straniera il ministro sottolinea:

“È importante il bilanciamento sul dare e avere: stranieri in Italia ma anche italiani all’estero … di per sé il fatto di avere una pluralità di soggetti, compresi stranieri, credo possa essere positivo, se questo aumenta l’offerta di servizi, l’importante è che il paese mantenga centri decisionali importanti e che le nostre aziende siano presenti simmetricamente all’estero … “ogni operazione va vista caso per caso, senza preclusioni”.

Per Mps, continua il ministro, il governo punta a “salvaguardare i livelli occupazionali, tutelare il marchio, il legame che Monte dei Paschi ha col patrimonio economico, innanzitutto, ma anche culturale e storico della città di Siena, della Toscana e anche del nostro Paese …. Quindi, un percorso che deve essere tale da assicurare a Mps un futuro nel sistema bancario italiano”.

Pop Bari nuova banca del Meridione

In merito alla Banca Popolare di Bari, dopo il risanamento, una volta che l’istituto proseguirà “l’azione di contenimento dei costi e di recupero della capacità di effettuare impieghi su una scala più ampia”, la partecipazione detenuta dallo Stato potrà essere rimessa sul mercato.

La Popolare di Bari è fortemente appesantita dai costi e questo richiede un intervento vuoi di riduzione dei costi, vuoi di un parallelo aumento dei ricavi … La cosa importante è che l’istituto non perda più, si trasformi in una banca che acquista quote di mercato, contenga i propri costi. Solo così potranno essere realizzati gli obiettivi del piano industriale, che prevedono il ritorno all’utile nel 2023 e un consolidamento dello stesso nel 2024, per poi eventualmente dar vita a un polo in cui possono confluire altre banche del Meridione”.

Infine uno sguardo alle banche italiane che, a detta del ministro,  evidenziano nell’ultimo anno “una solvibilità e una redditività soddisfacente” con la “qualità del credito stabile”. In ultima istanza il ministro Franco auspica che accanto alle prime due banche italiane più grandi in Italia nasca un terzo e un quarto polo di dimensioni significative, “aiuterebbe a mantenere un grado di concorrenza adeguato in tutto il Paese”.

E da ultimo “l’esposizione diretta delle banche italiane verso la Russia, conclude, è di 29 miliardi pari allo 0,7% delle attività finanziarie”.