Morte petrodollari è più vicina

25 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – La maggior parte dei paesi produttori di petrolio adotterà un nuovo regime valutario (compresi Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti) perché per i prossimi tre o cinque, forse persino sette, anni il prezzo delle materie prime non tornerà sui livelli a cui eravamo abituati fino al 2014″.

Lo ha detto il premier kazako Karim Massimov, facendo riferimento ai piani di sauditi ed emirati per ‘staccarsi’ dal dollaro.

Da giugno dell’anno scorso il greggio ha perso più della metà del suo valore. Al momento i futures sul WTI americano valgono 38 dollari al barile. Ma le potenze mondiali e gli analisti di mercato sembrano aver sottovalutato l’importanza strutturale per le attività finanziarie e commerciali globali di un collasso tale dei prezzi del greggio.

Per anni i grandi produttori di oro nero hanno incanalato i propri proventi in asset denominati in dollari, fornendo una fonte perpetua di liquidità. Questo ha alimentato al contempo la solidità finanziaria delle riseve valutarie, spingendo in rialzo i prezzi degli asset denominati in dollari come il petrolio, in un ciclo virtuoso per gli Stati Uniti e per chiunque possedesse beni denominati in biglietti verdi.

Con l’arrivo del gas di scisto, con le sanzioni economiche contro la Russia e con il mantenimento su tassi elevati dei livelli di produzione di barili dell’Opec, la corsa dei prezzi si è fermata e così il ciclo si è interrotto.

Improvvisamente i petrodollari hanno smesso di fluire. Le riserve valutarie dei paesi produttori di materie prime sono sottoposte a intense pressioni e si stanno lentamente prosciugando. Per la prima volta da decenni, il capitale di petrodollari esportati ha virato in territorio negativo.

Alla luce del deficit di bilancio in forte crescita, sono aumentate nettamente anche le attese per un cambio di regime valutario in Arabia Saudita. Per la prima volta in dieci anni il paese ha registrato un deficit della bilancia delle partite correnti.

L’andamento dei contratti derivati ‘forward’ sul riyal, la divisa saudita, ci dice che anche i mercati incominciano a scommettere sulla morte dei petrodollari. Un discorso analogo si può fare per il dirham degli Emirati Arabi Uniti (vedi grafico a sinistra).

Il tutto mentre l’indice del Dollaro – che misura la performance della valuta americana contro un basket di valute rivali – ha confermato ieri la fase ribassista incominciata dai massimi di 12 anni di marzo. La magia si è spezzata.
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Euro e yen giapponese hanno iniziato da ieri a rafforzarsi nettamente sul biglietto verde. Influiscono certamente il cambio delle previsioni in materia di politica monetaria. Il mercato non è più pronto a scommettere su una stretta monetaria della Federal Reserve a settembre. Ora le chance di una stretta, la prima dal 2006, sono scese al 28%.

Il dollaro è in calo del 7% dai massimi di marzo. Visti gli ultimi sviluppi, se bucherà la media mobile a 200 giorni, il biglietto verde potrebbe facilmente tornare a testare i minimi di maggio.

(DaC)