Moratoria sul bail-in, cresce pressing sul governo

6 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Risparmiatori e consumatori colpiti dal decreto salva banche che ha inflitto perdite pesanti per i detentori di bond subordinati delle quattro società del credito regionali salvate dal governo chiedono una moratoria sul bail-in, il piano di salvataggio che prevede un contributo da parte di creditori e obbligazionisti e non più contribuenti. Per farlo hanno lanciato una petizione che verrà estesa a tutte le associazioni a tutela dei consumatori che siano interessate.

“Chiediamo alla Presidenza della Repubblica che si attivi per ottenere dall’Europa una moratoria sul bail-in“, la direttiva europea entrata in vigore all’inizio di quest’anno. L’appello viene dall’avvocato Roberto d’Atri, patrocinante in Cassazione.

Il problema è che per evitare che i piani di salvataggio delle banche in stato di crisi gravino sulle spalle dei contribuenti nazionali, il regime introdotto dal primo gennaio finisce per rendere “ancora più severo il principio della condivisione degli oneri rivenienti dalla crisi di una banca”.

Con il piano di bail-in, la ricapitalizzazione della banca in crisi avviene attraverso “misure che si riversano sui privati, quali la riduzione, se non l’azzeramento, del valore di titoli azionari e obbligazionari fino a talune categorie di depositi; o, per talune voci del passivo, come ad esempio le obbligazioni subordinate, la conversione forzosa in azioni”. Senza contare che, quattro mesi dopo la loro introduzione, rimangono tuttora tanti punti interrogativi sul raggio d’azione dell’applicazione delle nuove norme.

“La comunicazione sul settore bancario votata dal Parlamento d’Europa nel 2013, che introduceva il principio di corresponsabilità dei risparmiatori nel salvataggio delle banche, pure limitava la condivisione degli oneri agli azionisti e ai portatori di obbligazioni subordinate; la BRRD introduce regole più severe ampliando l’ambito di applicazione delle passività “aggredibili” dal bail-in, con l’aggravante che ad oggi vi sono ancora numerose incognite circa quello che sarà l’effettivo perimetro di applicazione del bail-in”.

Questo clima di incertezza scaturisce in larga misura dal fatto che “ad oggi non sono stati ancora emanati gli standard tecnici regolamentari (i cosiddetti regulatory technical standards o RTS) che dovranno disciplinare nel concreto quali passività siano effettivamente “bailinizzabili” e quali no”. Il rispetto della gerarchia concorsuale è uno dei principi-chiave della BRRD, tanto da provocare sentenze del giudice Costituzionale che in alcuni paesi Ue è intervenuto a tutela del risparmio.

Tale ritardo assume proporzioni drammatiche per l’Italia, “che ha oltre 550 miliardi di obbligazioni bancarie senior non garantite, una gran parte dei quali in mano ai piccoli risparmiatori”. È per questo che Mirosa Massai lancia una petizione, chiedendo al maggior numero di cittadini italiani possibile di aderire alla petizione in cui si chiede che vengano esentate dal bail-in le obbligazioni, in modo che non possano essere sottratte alla disponibilità del correntista somme inferiori o pari a 100.000 euro.

Se le adesioni saranno intorno alle 500 unità, le stesse saranno sottoposte alle associazioni di consumatori che vorranno sostenere l’iniziativa. In tal caso il denaro raccolto – per iscriversi il costo è di 15 euro e la petizione va sottoscritta con nome, cognome e codice – sarà consegnato alle associazioni sotto la responsabilità dell’avvocato D’Atri: “esse dovranno impegnarsi ad utilizzarlo per una campagna di sostegno all’appello e di informazione ai consumatori”. I versamenti saranno invece restituiti, “detratto il 10% per le spese”, nel caso in cui le adesioni risultino molto al di sotto della soglia indicata di 500 adesioni.

Come conseguenza del salvataggio di Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti e Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, “sono stati azzerati circa 789 milioni di euro di obbligazioni subordinate di cui oltre la metà (circa 400 milioni) era in mano a famiglie e piccole-medie imprese, in larga misura del tutto inconsapevoli dell’elevata rischiosità delle obbligazioni in loro possesso”.

Insomma, l’esperienza delle quattro banche regionali, che pure ha azzerato “appena” 789 milioni di euro di obbligazioni subordinate contro i 31 miliardi ancora a rischio per via del bail-in, “indica che i tempi non sono assolutamente maturi per l’applicazione di queste regole. A tacere della disciplina dei depositi sotto i centomila euro, sì garantiti dallo Stato, ma intanto appresi dalla gestione di crisi della banca”.

Per tutti questi motivi è necessario un rinvio delle norme. I firmatari invitano la Presidenza “ad attivarsi prontamente in ogni utile sede nazionale e comunitaria per chiedere e ottenere una moratoria sul bail-in“.