Moody’s: Russia in default il 4 maggio

15 Aprile 2022, di Alessandra Caparello

La Russia potrebbe essere in default se non paga in dollari i bond scaduti. A lanciare l’allarme questa volta è l’agenzia di rating Moody’s secondo cui il mancato pagamento sarebbe una delle conseguenze più gravi fino ad oggi a seguito dell’esclusione di Mosca dal sistema finanziario occidentale dall’invasione del presidente Vladimir Putin in Ucraina.

Se Mosca venisse dichiarata inadempiente, segnerebbe il primo grande default della Russia sulle obbligazioni straniere dagli anni successivi alla rivoluzione bolscevica del 1917. Il Cremlino si difende sostenendo che l’Occidente sta forzando un default imponendo sanzioni paralizzanti. La Russia ha fatto un pagamento dovuto il 4 aprile su due obbligazioni sovrane – con scadenza nel 2022 e 2042 – in rubli piuttosto che in dollari che era tenuta a pagare secondo i termini dei titoli.

La Russia “può quindi essere considerata inadempiente secondo la definizione di Moody’s se non viene sanata entro il 4 maggio, che è la fine del periodo di grazia”, ha detto l’agenzia di rating in una dichiarazione.

Moody’s ha detto che mentre alcuni eurobond russi emessi dopo il 2018 consentono pagamenti in rubli in alcune condizioni, quelli emessi prima del 2018 – come quelli in scadenza nel 2022 e 2042 – non lo fanno.

“I contratti obbligazionari non hanno alcuna disposizione per il rimborso in qualsiasi altra valuta che non sia il dollaro”.  “L’opinione di Moody’s è che gli investitori non hanno ottenuto la promessa contrattuale in valuta estera alla data di scadenza del pagamento”.

Il ministero delle finanze russo Anton Siluanov ha detto al giornale Izvestia all’inizio di questo mese che se la Russia sarà costretta ad un default, intraprenderà un’azione legale. Nella stessa intervista inoltre il ministro ha precisato che la Russia non emetterà bond nel 2022 e questo a causa delle condizioni avverse sui mercati.

Non abbiamo bisogno di prendere in prestito sui mercati ora. Abbiamo cambiato la politica di bilancio e tutte le entrate che vanno al bilancio, compresi petrolio e gas, sono una fonte per le nostre spese e una risorsa per ripagare gli obblighi, sia interni che esterni. Non prevediamo di andare sul mercato interno o estero quest’anno. Non ha senso, perché il costo di un simile prestito sarebbe cosmico“.

Il ministro inoltre dice che il Cremlino è pronto ad azioni legali se l’Occidente dichiarasse un default del paese sugli eurobond. 

La Federazione Russa ha cercato in buona fede di ripagare i creditori esterni trasferendo gli importi corrispondenti in valuta estera. Tuttavia, la politica consapevole dei paesi occidentali è quella di creare artificialmente un default”.

Ovviamente faremo causa, perché abbiamo adottato tutte le misure necessarie per garantire che gli investitori ricevano i loro pagamenti. Presenteremo in tribunale i nostri ordini di pagamento, confermando i nostri sforzi per pagare sia in valuta estera che in rubli. Non sarà un processo facile. Dovremo dimostrare attivamente il nostro caso, nonostante tutte le difficoltà”.

Prima dell’ordine del 24 febbraio di Putin per quella che il presidente russo definisce un’operazione militare speciale in Ucraina, la Russia era classificata come investment grade. Ma i suoi titoli sovrani sono diventati bersaglio in quella che il Cremlino dice essere una guerra economica condotta dagli Stati Uniti.

La Russia nel 1998 è andata in default su 40 miliardi di dollari di debito interno e ha svalutato il rublo sotto il presidente Boris Eltsin perché era effettivamente in bancarotta dopo che la crisi del debito asiatico e il calo dei prezzi del petrolio hanno scosso la fiducia nel suo debito in rubli a breve termine. Nel 1918 i rivoluzionari bolscevichi sotto Vladimir Lenin ripudiarono il debito zarista, scioccando i mercati globali del debito perché la Russia aveva allora uno dei più grandi cumuli di debito estero del mondo.

Questa volta, la Russia ha i soldi ma non può pagare perché le riserve – la quarta più grande del mondo – che Putin ha ordinato di accumulare proprio per una tale crisi sono congelate da Stati Uniti, Unione Europea, Gran Bretagna e Canada.

In ogni caso il default dell’economia russa avrà un effetto boomerang. Guardando all’Italia , per il nostro paese si aprirebbe una fase critica in termini di approvvigionamenti energetici. Come riporta Il Giornale, “ Roma in caso di choc recessivo o default russo dovrebbe sostenere molti campioni nazionali profondamente esposti verso Mosca: i big energetici (Eni, Snam), diverse banche (Intesa, Unicredit) e molti gruppi industriali (Pirelli, Prysmian, Marcegaglia per fare pochi ma significativi esempi). I passivi sul conto economico di queste aziende sarebbero nell’ordine di miliardi di euro”.