Mogherini rompe tabù: “soldati russi in Ucraina”

17 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

KIEV (WSI) – Alla fine l’Unione Europea ha rotto anche l’ultimo argomento tabù in vigore da quando è scoppiata la crisi in Ucraina.

La rappresentante degli Esteri del blocco a 28, l’italiana Federica Mogherini, ha firmato un documento nel suo Giornale Ufficiale in cui si dice che il vice ministro russo della Difesa, Anatoly Antonov, è stato aggiunto alla lista nera perchè è coinvolto nelle operazioni di “sostegno allo schieramento di soldati russi in Ucraina”.

Anche l’altro rappresentante della Difea al Cremlino, Arkady Bakhin, e Andrei Kartapolov, un comandante veterano dell’esercito russo, sono stati aggiunti alla blacklist per gli stessi motivi. Il comandante avrebbe la colpa di essere “coinvolto nell’implementazione e gestione della campagna delle forze russe in Ucraina”.

Il testo fa per la prima volta riferimento, ad eccezione della sola guerra in Crimea, penisola che è poi stata annessa alla Reppublica Federale Russa dopo un referendum, all’attività delle forze militari russe nell’ex repubblica sovietica.

L’ultima volta che ministri degli Esteri dell’Ue hanno pubblicato una dichiarazione formale sul conflitto, il 29 gennaio, hanno usato giri di parole, parlando di “prove del sostegno continuo fornito ai ribelli separatisti da parte della Russia, che mette in evidenza la responsabilità” di Mosca nel conflitto.

Nel documento ufficiale si legge che “i gruppi armati straniueri dovrebbero abbandonare” il territorio ucraino.

È un messaggio chiaro contro Putin e contro la propaganda russa. Mosca sostiene infatti di non essere coinvolta nell’est del paese, una dichiarazione che è centrale nelle trattative diplomatiche, perché dimostra che il conflitto è una guerra civile tra i nazionalisti ucraini filo governativi e i separatisti di etnia russia. Pertanto senza l’intervento di forze sovranazionali.

Ma l’Ue, secondo cui gran parte dei battaglioni sono combattenti irregolari russi in Ucraina, ha un’idea diversa della natura del “separatismo”.

Fonte: EU Observer

(DaC)