Migranti, Ue: “rotte Balcani chiuse”. Germania non ci sta

7 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – È l’ultima speranza per salvare l’Ue dal collasso ed evitare una catastrofe umanitaria. Germania e Turchia sono le due principali forze negoziatrici sedute al tavolo dei diplomatici riuniti al summit odierno volto a risolvere una volta per tutte la crisi dei rifugiati nel blocco europeo.

A Bruxelles, dove si decide il futuro politico ed economico dell’Unione Europea, la Cancelliera Angela Merkel arriva con i nervi a fior di pelle, anche perché non ha un piano B: “è il nostro dannato compito”, ha detto qualche giorno fa. La Germania si opporrà alla bozza finale preparata dall’Ue da leggere alla stampa al termine del summit in cui, a proposito dei flussi di migranti irregolari, si cita il fatto che “ora la tratta dei Balcani è chiusa”.

Secondo il governo tedesco la descrizione non è corretta e va modificata, perché centinaia di migranti arrivano da loro ancora ogni giorno. Anche se sono numeri inferiori alle migliaia a cui erano abituati prima che i governi dei Balcani chiudessero le frontiere, Merkel non vuole che si faccia menzione di una “chiusura” nel comunicato finale. La conferenza stampa è stata posticipata all’ora di cena.

Crisi migranti, UE parla di chiusura delle frontiere nei Balcani. Merkel non è d'accordo con la definizione (Immagine: The Guardian)

Come contributo per risolvere la crisi dei rifugiati provenienti da paesi in guerra come la Siria e l’Iraq, l’anno scorso la Turchia ha ricevuto un assegno da 3 miliardi di euro dalle autorità di Bruxelles, una somma che non è mai stata concessa ad altri paesi anche maggiormente indebitati e che fanno parte dell’unione, i quali devono quotidianamente fare i conti con l’arrivo di migliaia di migranti, come Italia e Grecia.

Come sottolinea anche il Guardian, a diversi mesi di distanza dalla firma l’accordo che doveva servire per ridurre i flussi in entrata di migranti in Europa non è altro che un pezzo di carta senza valore. Anche se l’assegno è stato firmato, non è chiaro dove i soldi siano finiti dal momento che decine di migliaia di persone sono bloccate al confine con i Balcani.

Atene in particolare sta perdendo la pazienza e – viste anche le sue finanze disastrate – rischia di essere la principale vittima di questa crisi. Fino a ieri 14 mila uomini, donne e bambini erano ancora bloccati al confine tra Grecia e Repubblica della Macedonia, dopo che sono state alzate barriere alle frontiere. L’Austria e diversi paesi dei Balcani hanno infatti deciso di imporre dei limiti ai migranti in entrata, non facendo passare migliaia di rifugiati.

Negli accampamenti di Idomeni, dove è in atto una crisi umanitaria, dopo mesi di attesa i migranti hanno perso la pazienza e hanno tentato di sfondare più volte le recinzioni doganali. In alcuni casi servendosi anche come ariete di un grosso palo di acciaio. Gli sforzi degli insorti non sono serviti a nulla se non a peggiorare la situazione. La Macedonia vuole infatti estendere le recinzioni doganali anti migranti lunghe 19 miglia di altre 200 miglia, in una serie di misure che ricorda da vicino quelle prese dall’Ungheria di Orban.

Fonte: The Guardian