Migranti e debito, la controversa proposta di Soros per l’Europa

11 Dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Insoddisfatto dell’attuale politica dell’UE per i rifugiati perché si basa ancora sulle quote d’ingresso, Georg Soros, imprenditore e attivista ungherese naturalizzato statunitense, propone ai capi di Stato e di governo dell’UE una ricetta che si basa sul debito.

Se da una parte considera importante investire nell’arrivo dei migranti che, a suo dire, aiuterebbe a mantenere l’afflusso di rifugiati a un “livello che l’Europa può assorbire”, il filantropo ungherese, acerrimo nemico del premier Viktor Orban, è consapevole che i costi del suo “piano di scambio etnico” sono finanziariamente difficilmente attuabili.

Oltre ai già enormi costi causati dai migranti già presenti in Europa, secondo le stime dell’ONG olandese GEFIRA, un numero così elevato di nuovi arrivati aggiungerebbe circa 30 miliardi di euro all’anno. Il piano di Soros poggia su due pilastri: il finanziamento dei migranti e quello dei paesi extraeuropei che ricevono principalmente migranti (e che egli stesso sostiene con le sue attività filantrope).

Lo speculatore finanziario chiede anche l’introduzione di una nuova tassa per aiutare gli Stati Membri nella crisi dei rifugiati, tra cui un’imposta sulle transazioni finanziarie, un aumento dell’IVA e la creazione di fondi per i rifugiati.

Soros sa, tuttavia, che tali misure non sarebbero accettate da alcuni paesi dell’UE, per cui propone una soluzione politica diversa, che non richiede un voto nei paesi sovrani e che riguarda il debito pubblico. Per il magnate ottantenne il nuovo debito dell’UE dovrebbe essere contratto approfittando del suo status di credito in posizione AAA in gran parte inutilizzato, emettendo obbligazioni a lungo termine, il cui ricavato potrebbe essere usato per dare impulso all’economia europea.

I fondi potrebbero provenire dal MES (ESM nell’acronimo inglese), il meccanismo europeo di stabilità e dal BoPA (Balance of Payments Assistance Facility), istituzione comunitaria di sostegno alla bilancia dei pagamenti. Soros calcola che entrambi gli istituti hanno una capacità di credito di 60 miliardi, che dovrebbe aumentare quando Portogallo, Irlanda e Grecia rimborseranno annualmente i prestiti ricevuti durante la crisi dell’euro.

Così facendo i vecchi debiti verrebbero utilizzati per finanziare nuovi debiti, in modo tale da non gravare ufficialmente sul bilancio di nessuno degli Stati membri dell’UE.