Mifid 2: cresce il fronte dei critici

8 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Aiutare le piccole e medie imprese ad accedere ai mercati dei capitali era al centro della Mifid II, quell’insieme di requisiti che debbono essere rispettati da chi fornisce servizi finanziari e che si basano sulla trasparenza e sulla product governance.

A prima vista, la nuova legislazione ha cercato di far funzionare i mercati azionari e obbligazionari dell’Unione europea a vantaggio della cosiddetta economia reale, ossia imprese manifatturiere di medie dimensioni o imprese familiari lontane dai grandi centri finanziari come la City di Londra.  Come afferma sul Financial Times Andrea Vismara, amministratore delegato di Equita le nuove regole riguardano l’intero ecosistema.

“L’investment banking europeo è in disordine, e la gente dovrebbe cominciare a preoccuparsi perché si tratta di un’infrastruttura chiave per le persone e le aziende per accedere ai mercati. La gente pensa che si tratti di fondi e banchieri. Non lo è; si tratta dell’infrastruttura di vendita e di trading e investment banking di tutta Europa, di un intero ecosistema”.

Quasi il 60 per cento degli asset manager ha ricevuto meno richieste dalle banche rispetto a prima dell’introduzione del Mifid II, secondo un’indagine di febbraio del CFA Institute. Anche il prezzo che i gestori patrimoniali sono disposti a pagare è diminuito, riducendo di conseguenza i profitti delle banche. Da qui i detrattori della Mifid sottolineano il circolo vizioso che si è venuto a creare con le banche più attente ai costi che hanno smesso di andare alla ricerca di aziende più piccole. Queste società a loro volta perdono il loro appeal verso gli investitori istituzionali, il titolo diventa meno liquido e negozia a prezzi più bassi, rendendo meno attraente per gli investitori l’acquisto e per i broker per la copertura.

Come rivela il quotidiano inglese, per queste le autorità di Regno Unito, Germania, Francia e Italia starebbero valutando l’impatto della Mifid II e i responsabili politici di Bruxelles la possibilità di modificarne gli standard attuativi. E’ la Commissione europea, che ha proposto una normativa  e ora sta preparando un riesame.

“Abbiamo ricevuto molte lamentele, soprattutto da parte delle [piccole imprese], in questo settore”.

Così ha dichiarato Valdis Dombrovskis, vicepresidente della commissione lo scorso mese ma non è chiaro se vi sia un’autentica volontà politica di apportare modifiche. Certo che le imminenti elezioni europee ritardano potenziali modifiche anche nel prossimo anno. Inoltre, non tutti sono critici e vedono opportunità nel nuovo regime.