Merkel stregata da Renzi: piano ambizioso

17 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

BERLINO (WSI) – Con l’incontro faccia a faccia tra Matteo Renzi e la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha preso il via il vertice italo-tedesco a Berlino. Insieme al premier ci sono il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, del Lavoro, Giuliano Poletti, dello Sviluppo economico Federica Guidi, dei Trasporti, Maurizio Lupi e della Difesa, Roberta Pinotti. Il vertice si concluderà con una cena alla Cancelleria.

“Sono rimasta veramente impressionata, si tratta di un cambiamento strutturale”. Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel in conferenza stampa a Berlino. “Abbiamo esaminato tutti gli aspetti delle riforme e devo dire che gli auguro molta fortuna e coraggio, è un messaggio di cui ci rallegriamo tutti”, ha detto Angela Merkel dopo l’incontro con Matteo Renzi. “Anche per me è chiaro che l’Italia tiene conto della stabilità ma anche delle due componenti crescita e occupazione”, ha aggiunto la cancelliera. “So bene che l’Italia per quel che riguarda il patto di stabilità e di crescita lo rispetterà”: così Angela Merkel a Berlino. “Renzi ha detto che le regole del patto di stabilità hanno validità. Non ne dubito e sono certa che sarà realizzato giorno per giorno”. Così la cancelliera tedesca Angela Merkel sulle garanzie offerte da Matteo Renzi sul rispetto dei parametri.

“E’ stata un’occasione per illustrare un processo di riforme molto ambizioso e coraggioso”: così il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Berlino. “Siamo convinti che l’Italia deve fare le riforme” ma anche “restituire ai propri cittadini la possibilità di credere che l’Ue non è la causa ma la soluzione dei problemi. Quei partiti che lo dicono sbagliano”. “Non misure una tantum, ma misure irreversibili di cambiamento”, ha detto il premier che ha descritto gli interventi in cantiere in conferenza con la cancelliera Merkel. “Il percorso che ci attende cambierà il livello istituzionale in Italia. Le riforme devono essere fatte subito anche se il governo ha come orizzonte il 2018”. “Le regole ce le siamo date insieme e sono importanti ma occorre avere la forza di investire sul grande problema dell’Italia – ha detto Renzi -: con le misure di questi anni il rapporto debito/pil è cresciuto al 132% perchè, nonostante l’avanzo primario, il nostro problema è la mancata crescita”.

I due leader si sono incontrati e hanno ascoltato i rispettivi inni nazionali. Il premier italiano Matteo Renzi saluta Angela Merkel, prima di essere accolto dagli onori militari nell’atrio della cancelleria, e ai giornalisti che lo chiamano risponde scherzando: “Chi siete? Siete italiani?…”. Subito dopo Renzi e la cancelliera si sono lasciati immortalare da fotografi e operatori.

Schaeuble, ok accelerazione Renzi, no rinvii su rigore – Il ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schaeuble promuove l’obiettivo del nuovo governo italiano di accelerare il tempo delle riforme per aumentare produttività e crescita in Italia, ma mette in guardia da rinvii sul consolidamento delle finanze statali. Lo si legge in un comunicato dato all’ANSA dopo il bilaterale con Padoan. “Il colloquio tra i due ministri delle Finanze si è svolto in un’atmosfera costruttiva”, si legge nella nota. “Il ministro tedesco ha salutato favorevolmente l’obiettivo del governo italiano di accelerare il tempo delle riforme per aumentare produttività e crescita e ridurre l’altra disoccupazione giovanile. E’ però anche giusto – conclude la nota – che il consolidamento delle Finanze statali attraverso le riforme strutturali non sia rinviato

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«Sono rimasta veramente impressionata dal cambiamento strutturale in Italia» ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel nel corso della conferenza stampa tenuta a conclusione del faccia a faccia a Berlino con il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

«Abbiamo esaminato tutti gli aspetti delle riforme e devo dire che gli auguro molta fortuna e coraggio, è un messaggio di cui ci rallegriamo tutti».

«Noi vogliamo puntare in alto con riforme strutturali» risponde Matteo Renzi. «Non misure una tantum, ma misure irreversibili di cambiamento. L’Italia non chiede di sforare i limiti di Maastricht», ma intende «rispettare tutti i limiti» ha ribadito il premier. L’Italia assieme alla Germania puntano a realizzare un «nuovo rinascimento industriale europeo» ha sottolineato Renzi.

Con l’incontro faccia a faccia tra Matteo Renzi e la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha preso il via il vertice italo-tedesco a Berlino.

Un confronto a testa alta, tra pari. Tra due Paesi chiave per l’Europa, che hanno bisogno l’uno dell’altro. Mettendo definitivamente in soffitta il complesso di chi deve fare i compiti a casa, perché l’Italia «non è un alunno somaro da mettere dietro la lavagna». Dopo aver rottamato buona parte dei politici italiani, ora per il premier Matteo Renzi è arrivato il banco di prova più difficile.

La stampa tedesca accoglie Renzi con scetticismo

Il Die Welt, la stampa tedesca, però ha accolto l’Italia e il premier con un titolo chiaro: «Il premier italiano provoca Merkel con l’anti-rigore». «Renzi vuol fare altri debiti e spingere fino ai limiti del trattato di Maastricht», si legge nel sottotitolo. Il «punto delicato» della visita di insediamento del premier, consiste nel fatto che voglia «finanziare il suo programma congiunturale coi debiti»: una «dichiarazione di guerra alla politica europea tredesca». Per fare questo «ha bisogno dell’autorizzazione di Berlino e Bruxelles.

Otterrà il semaforo verde dalla cancelliera?», è la domanda. Sottolineando che Renzi è il premier «più giovane» della storia italiana, Welt lo descrive come «deciso, spesso irriverente e anche temerario». Un «outsider» rispetto a Mario Monti ed Enrico Letta, che si sono attenuti «alle prescrizioni europee».

«Lo schock Renzi fa scattare l’allarme a Berlino, Francoforte e alla Bce», prosegue. Voler finanziare col deficit le promesse fatte agli italiani è «manovra rischiosa» secondo il giornale, che rammenta che il debito pubblico italiano sia già al 133% del pil. Anche il Tagesspiegel dedica un lungo articolo alla bilaterale di oggi: «Cari saluti da Firenze», titola.

Il quotidiano scrive che certamente alla cancelliera piacerà il regalo di Renzi, e cioè la maglietta firmata da Mario Gomez. «Altri regali potrebbero essere invece accolti con scetticismo», scrive. Tuttavia, è la constatazione, in vista del test delle europee, «Renzi ha bisogno di un’accoglienza calda a Berlino».

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«Il premier italiano provoca Merkel con l’anti-rigore». È questo il titolo di Die Welt, sulla bilaterale di oggi a Berlino fra il premier italiano e la cancelliera. «Renzi vuol fare altri debiti e spingere fino ai limiti del trattato di Maastricht», si legge nel sottotitolo.

Il «punto delicato» della visita di insediamento del premier, consiste nel fatto che voglia «finanziare il suo programma congiunturale coi debiti»: una «dichiarazione di guerra alla politica europea tredesca». Per fare questo «ha bisogno dell’autorizzazione di Berlino e Bruxelles.

Otterrà il semaforo verde dalla cancelliera?», è la domanda. Sottolineando che Renzi è il premier «più giovane» della storia italiana, Welt lo descrive come «deciso, spesso irriverente e anche temerario». Un «outsider» rispetto a Mario Monti ed Enrico Letta, che si sono attenuti «alle prescrizioni europee».

«Lo schock Renzi fa scattare l’allarme a Berlino, Francoforte e alla Bce», prosegue. Voler finanziare col deficit le promesse fatte agli italiani è «manovra rischiosa» secondo il giornale, che rammenta che il debito pubblico italiano sia già al 133% del pil. Anche il Tagesspiegel dedica un lungo articolo alla bilaterale di oggi: «Cari saluti da Firenze», titola.

Il quotidiano scrive che certamente alla cancelliera piacerà il regalo di Renzi, e cioè la maglietta firmata da Mario Gomez. «Altri regali potrebbero essere invece accolti con scetticismo», scrive. Tuttavia, è la constatazione, in vista del test delle europee, «Renzi ha bisogno di un’accoglienza calda a Berlino».

Non ha né la statura dell’economista di fama come Mario Monti, che debuttò da premier in Europa ricevuto in pompa magna a Bruxelles da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, né l’expertise di Enrico Letta che a 32 anni era già ministro per le Politiche comunitarie. A differenza dei suoi due predecessori, però, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha il comando del Partito democratico, che governa a briglia molto stretta, gode di un significativo sostegno popolare e ha fama di pragmatico e decisionista. A Roma come a Berlino, gli osservatori si chiedono se questa dote tutta politica basterà all’ex sindaco di Firenze per convincere la leader più pragmatica d’Europa, Angela Merkel, della bontà dei propri piani fiscali per far ripartire la corsa dell’Italia.

La tre volte cancelliera tedesca non ha alcun pregiudizio contro il giovane premier italiano. Anzi, intuita l’inarrestabilità della sua corsa da Firenze a Roma, fu lei a volerlo conoscere lo scorso luglio. È vero però che al di là della simpatia umana, Renzi vuole dare ossigeno al Belpaese allargando la cintura del deficit per riportarlo dal 2,6% verso la soglia limite del 3% del Pil. Un’operazione di segno opposto a quelle fin qua sostenute in Europa da Frau Merkel e dal suo arcigno ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble.

Gli ottimisti però non mancano. “Durante la campagne per le primarie Renzi aveva chiamato il patto di stabilità ‘patto di stupidità’ e diceva che in cambio di riforme strutturali l’Italia avrebbe anche potuto sfondare il tetto del 3 per cento”, ricorda al Velino Michael Braun, direttore della rappresentanza italiana della Fondazione Friedrich Ebert, storico pensatoio legato alla SPD tedesca e intitolato al primo presidente socialdemocratico eletto democraticamente agli albori della Repubblica di Weimar.

“Oggi i toni di Renzi sono diversi e Berlino ha preso atto del cambio di registro. Ecco perché – riprende Braun – credo che si troverà un punto di incontro soprattutto con il vicecancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel. Al pari dei socialdemocratici tedeschi, Renzi non vuole mandare i parametri europei al macero ma solo evitare di usarli come una camicia di forza”.

La presenza importante dell’Spd nel governo di grosse Koalition dovrebbe quindi aiutare Renzi nella sua missione. Eppure in molti negli ultimi mesi hanno criticato il primo partito della sinistra tedesca per aver abbandonato il tradizionale fervore europeista. “È vero che l’Spd è stata molto tiepida sull’Europa prima delle legislative nel 2013 ed è tiepida oggi in vista delle Europee”, riconosce Braun.

“La parola ‘eurobond’ è sparita dal loro vocabolario ma anche Martin Schultz (il candidato Spd alla guida della Commissione, ndr) sa che il nodo andrà affrontato: oggi come oggi, però, il tema non è spendibile. Da un lato gli stessi elettori tedeschi di sinistra riconoscono a Merkel la capacità di difendere bene gli interessi della Germania sul piano europeo; dall’altro, stiamo assistendo a una corsa degli euroscettici in tutto il Continente. Alba Dorata, Tzipras e i Cinque stelle preoccupano Berlino”. Anche nella Repubblica federale non mancano voci contro la moneta comune, a cominciare da Alternative für Deutschland, il partito che vuole abolire l’euro e che i sondaggisti accreditano dell’8%.

“Ecco perché – conclude Braun – sono abbastanza sicuro che Merkel vorrà dimostrarsi benevola con Renzi. Salvo ovviamente vedere la realizzazione del programma promesso. A cominciare da una vera rimodulazione della spesa pubblica”.

L’incontro con la cancelliera Angela Merkel sarà il crocevia per inviare a Bruxelles un nuovo messaggio, ma il premier dovrà anche ottenere dei risultati concreti. A partire da una eventuale condivisione del debito attraverso l’emissione di Eurobond, strumento su cui la Germania ha sempre mostrato la sua più profonda avversione”. Lo dichiara il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa.

“L’Europa – prosegue – è un progetto ambizioso, ma non si può continuare a galleggiare su una griglia di regole imperfette.

Bisogna far capire a Berlino che i paesi più ‘virtuosi’ hanno l’obbligo morale, in termini di costo del debito, di sostenere gli Stati membri in difficoltà. L’equazione – conclude Cesa – porterebbe benefici a tutta la zona monetaria”.