Merkel-Renzi: alla caccia di un accordo sui migranti

27 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Si terrà venerdì alle 12 e 30 l’atteso faccia a faccia berlinese tra la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il premier italiano, Matteo Renzi che si preannuncia ricco di discussioni; non solo perché i diverbi fra il governo italiano e le istituzioni europee degli ultimi giorni dimostrano che Roma è pronta a utilizzare tutte le proprie armi contrattuali, ma anche perché è evidente a tutti che la politica europea va ove la Germania indica la strada. Gli esiti di questo confronto potranno, quindi, incidere su una serie di dossier, che, nei fatti rivelano interessi rispettivamente divergenti.

La stampa tedesca si sta preparando all’incontro con una serie di articoli dai toni critici nei confronti del premier. FAZ in particolare pubblica un pezzo al fulmicotone in cui Renzi viene accusato per la sua politica del clientelismo. Il prestigioso quotidiano di Francoforte sottolinea come la nomina di Marco Carrai alla testa dell’Agenzia sulla cyber sicurezza in cantiere a Palazzo Chigi abbia fatto piovere critiche sul primo ministro anche da parte dei suoi stessi alleati.

Il tema più caldo al momento è quello dei migranti. Il “vento malato” (l’espressione usata dall’Economist) che sta spazzando via la politica del benvenuto ai migranti, pone l’Europa di fronte a una “fase 2” che potrebbe presto ritorcersi contro i paesi di frontiera esterna: Grecia e Italia. Ripristinare i controlli alla frontiera e mantenere le regole di Dublino dà molti più strumenti in mano ai paesi del Nord per verificare le inadempienze degli Stati di primo ingresso, che sono tenuti a registrare e mantenere (sino a che non sia attivo il sistema di ripartizione) il richiedente asilo.

Sin dai tempi della costruzione del muro ungherese la Grecia è stata accusata di far passare, senza registrazione, migliaia di migranti, consapevole che le destinazioni da loro desiderate erano altrove (e che non si era, come non si è, in grado di mantenere sul territorio nazionale tutti gli arrivi). Ora che anche molti altri paesi europei, oltre all’Ungheria, accusano le mancanze di controllo ai confini esterni è emerso un acceso negoziato, che vede opposti gli interessi di diversi Paesi, per gestire la questione.

Aiuti tedeschi al controllo delle frontiere

Il governo italiano ha bloccato la sua quota nei 3 miliardi di euro destinati alla Turchia per contenere i flussi migratori dalle sue coste: una mossa che a Berlino e Bruxelles dicono di non capire, visto che tale pagamento non rientra nei vincoli di bilancio pubblico. Una scelta che  può trovare spiegazione, forse, in virtù del mantenimento di un potere contrattuale che l’Italia non intende regalare.

Il compromesso che potrebbe profilarsi è quello che vede un aiuto tedesco al controllo delle frontiere esterne, in cambio di un puntuale funzionamento degli hot spot per la registrazione dei migranti; trovato l’accordo partiranno da Roma i soldi per la Turchia (i cui flussi trovano sbocco finale non in Italia, bensì in Germania tramite la rotta balcanica).

Sulla questione migranti le decisioni collegiali che caratterizzano l’Unione europea rischiano di mostrare tutti propri limiti: il mandato di ciascun governante è volto in primo luogo all’interesse della comunità che lo ha eletto. Un accordo soddisfacente tra Italia e Germania è fondamentale per raggiungere la massa critica sul nodo migranti, o il rischio che ognuno tiri dritto per la sua strada paralizzerà l’Unione anche nelle cose che, nella sua storia, hanno funzionato.