Mercati, Fugnoli: fase di equilibrio non reggerà

5 Agosto 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I mercati si attendono di trascorrere un agosto tranquillo al riparto dagli choc. Ma al ritorno dalle vacanze ad attenderli potrebbero esserci cattive sorprese. Ci sono infatti almeno tre motivi per cui l’attuale fase di equilibrio dei mercati finanziari non reggerà alle prossime sfide. Li ha elencati Alessandro Fugnoli, strategist molto seguito di Kairos nella sua prima newsletter settimanale di agosto.

Innanzitutto il fatto che, come dimostra in modo lampante l’esempio giapponese, le politiche fiscali abbiano preso il sopravvento su quelle economiche. Secondo l’analista “i mercati sono
rimasti delusi sia da Kuroda sia da Abe ma, come fa notare Adam Posen, la qualità delle misure fiscali giapponesi sta continuamente migliorando. In pratica, come è evidente ad esempio nel forte aumento dell’occupazione femminile dovuto alla detassazione del secondo reddito in famiglia, la politica fiscale espansiva può produrre effetti strutturali positivi che, alla lunga, rendono meno necessaria una politica monetaria superaggressiva“.

Ma il cambiamento di rotta non riguarda solo il Giappone. L’anno prossimo il Congresso degli Stati Uniti varerà, per la prima volta dal 2009, un pacchetto fiscale espansivo. “Se sarà presidente la Clinton si tratterà di un punto e mezzo di Pil, se sarà presidente Trump di tre punti. Anche se queste misure saranno distribuite su due o tre anni i numeri in gioco saranno grossi. È possibile che non abbiano nessuna conseguenza sulla traiettoria della politica monetaria?”.

La seconda possibile dislocazione è sul fronte dell’inflazione. “Alcuni, come Bernanke, ritengono che ci avviamo verso un lungo periodo di stagflazione, con crescita bassa e pressione al rialzo sui prezzi per effetto dell’inflazione salariale in graduale ripresa. È una tesi contestata con forza dai deflazionisti, ma non è necessariamente campata per aria”.

Anche la domanda di deglobalizzazione e protezionismo sempre più forte nella pancia dei paesi occidentali può spingere verso una ripresa dell’inflazione, secondo Fugnoli. La domanda da farsi in ottica di reazione dei mercati è la seguente: “Sono pronti i bond ad affrontare uno scenario di questo tipo?”.

La terza possibile dislocazione riguarda il dollaro in caso di vittoria di Trump alle elezioni presidenziali Usa di novembre. “L’adozione di politiche reaganiane (taglio delle tasse e aumento della
spesa pubblica) potrebbe spingere al rialzo i tassi e quindi il dollaro. D’altra parte, nei suoi comizi, Trump minaccia di ritorsioni chiunque svaluti senza valide ragioni e sostiene che la Cina dovrebbe tornare a un renminbi forte”.

“Come si vede, Trump potrebbe provocare sia un dollaro più forte si un dollaro più debole. In ogni caso ci sarebbe più turbolenza. È pronta l’America a un dollaro più forte (o più debole)? È pronto il resto del mondo? Che agosto sia tranquillo va dunque bene, ma non dimentichiamo che l’autunno e il 2017 presenteranno nuove sfide”.