MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (24/3/05)

24 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA:l’atteso dato sui prezzi al consumo di febbraio hanno evidenziato una variazione mensile leggermente superiore alle attese. Le principali sottocomponenti hanno contribuito a tale risultato finale: la benzina, il medical care, il settore delle case (mediante la voce affitti). Più contenuta la variazione positiva del settore auto, che probabilmente riflette la difficoltà da parte dei principali produttori a mantenere quote di mercato di fronte alla concorrenza nipponica.

Il tendenziale annuo del dato generale è così rimasto fermo al 3%, a fronte di un dato core del 2,4%. Pertanto la maggiore enfasi posta dalla Fed sul tema prezzi ha in parte trovato riscontro nel dato di ieri, sebbene ancora non sembrano emergere pressioni tali da rendere imminente la fine dell’approccio graduale di politica monetaria. La Fed è particolarmente attenta ad esempio a seguire l’andamento del costo del lavoro: ieri i salari reali medi settimanali hanno registrato a febbraio una variazione di –0,4%, la più forte variazione negativa da novembre.

Oggi l’attenzione è sul dato relativo ad i beni durevoli di febbraio. Nel frattempo gli effetti del richiamo alla variabile prezzi da parte della Fed, ha continuato a manifestarsi anche in termini di Embi+ spread che è arrivato a quota 387bps, il valore più elevato da novembre.

L’aumentato costo del finanziamento per i paesi dell’area ha ad esempio costretto l’Indonesia a rinviare l’emissione preventivata di bond per 1 Mld$. In Cile, principale produttore mondiale di rame, il quarto trimestre del 2004 si è chiuso con una crescita del 7,3%, la variazione più elevata degli ultimi 7 anni.

Europa: petrolio ed euro forte pesano sull’indice di fiducia tedesco Ifo sceso a febbraio a 94, minimo da settembre 2003, da 95,4. Il calo ha interessato sia la componente relativa alla situazione corrente sia quella prospettica. L’indice confermerebbe il rallentamento economico in corso e lo stesso capo dell’istituto, Sinn, ha dichiarato che la ripresa attesa per la domanda non è ancora iniziata.

Sempre in Germania scendono gli ordinativi industriali (-12,7% a/a da -2,4%), guidati in particolare dal calo delle costruzioni nel settore non residenziale (-24,1% da 18,5%). Negativo anche il dato sulle vendite al dettaglio italiane di gennaio scese del 2,5% a/a da –0,5% di dicembre. Il calo ha interessato sia la grande che la piccola distribuzione. Nel settore non alimentare le flessioni maggiori hanno interessato il comparto farmaceutico e profumeria.

Peggiora anche la fiducia dei consumatori italiani che a marzo è passata a 104,1 da 104,4. In particolare, peggiorano le valutazioni sulla situazione generale del paese e sulle prospettive future, mentre restano sostanzialmente stabili quelle sulla situazione personale degli intervistati e sul quadro economico corrente.

Asia-Pacifico: continua la fase di indebolimento dello Yen nei confronti di dollaro ed euro. Sul cambio ha pesato il dato poco confortante della fiducia delle imprese manifatturiere sulle condizioni economiche del primo trimestre sceso a –7,6% da –1,3%. Il pessimismo delle aziende è attribuibile all’elevato prezzo del greggio ed al calo della domanda di materiale elettronico.

Migliore delle attese invece il dato per gennaio dell’indice del livello di attività nel settore dei servizi (2,2% m/m da 0%), mentre l’indice del livello di attività in tutti i settori per lo stesso mese è cresciuto del 2,4% m/m da –0,3%. Sulle borse ha pesato un clima di indecisione che ha portato a chiusure pressoché invariate degli indici.

Ribassi importanti per Sony dopo la dichiarazione del presidente Chubachi sulle difficoltà di raggiungere nel 2006/07 gli obiettivi di margine operativo, ma soprattutto per Sanyo dopo la terza revisione al ribasso delle stime per il corrente esercizio.

In Cina la Banca Centrale si mostra preoccupata per l’andamento dei prezzi, che non mostrano chiari segnali di rallentamento, e per gli investimenti fissi, che le autorità stanno cercando di contenere, ma che potrebbero tornare ad accelerare.

Commodity: migliore delle attese il dato sulle scorte di greggio che nella settimana conclusasi il 18 marzo sono salite di 4,1 Mln di barili. Scendono invece le scorte di benzine (-4,1 Mln barili) e di distillati (-2,8 Mln di barili). Il dato ha determinato un calo delle quotazioni petrolifere del 4%. Le tensioni sul mercato petrolifero sono tornate a crescere dopo lo scoppio di un incendio in una raffineria della British Petroleum in Texas.

Il rafforzamento del dollaro ha penalizzato tutto il settore delle commodity che essendo trattate in dollari hanno subito il calo degli acquisti nelle altre valute. L’indice Crb sceso del 2% ha evidenziato un calo in tutti i settori, in particolare in quello industriale e delle soft commodity.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)