MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (19/7/05)

di Redazione Wall Street Italia
19 Luglio 2005 12:06

USA: Greenspan, in una lettera al capo della commissione economica congiunta del congresso (datata 11 luglio ma resa pubblica ieri) ha dichiarato che l’economia sta registrando una buona crescita malgrado il rialzo del prezzo del greggio. Stando alle stime della Fed, quest’ultima variabile avrebbe impattato negativamente sul Pil per lo 0,5% lo scorso anno e per lo 0,75% quest’anno. Il capo della Fed ha ribadito che il settore immobiliare non è interessato da una bolla speculativa, aggiungendo che non rientra tra gli obiettivi della Fed influenzare o controllare asset bubbles, ma solo assicurare che il loro sviluppo non comporti comportamenti rischiosi dal lato creditizio.

Tali dichiarazioni del capo della Fed, giungono alla vigilia del discorso che sarà tenuto domani davanti al Congresso, supportando l’aspettativa di contenuto ottimistici sull’andamento dell’economia. Immediato l’effetto sui mercati obbligazionari dove i rendimenti decennali hanno toccato il livello massimo degli ultimi 2 mesi con allargamento del differenziale rispetto al decennale europeo, ora prossimo ai 100bps. Di conseguenza ne ha tratto beneficio il Dollaro che in mattinata si è riposizionato al di sotto di 1,20 vs. Euro.

Il dato sugli acquisti netti di asset Usa da parte dei investitori esteri ha evidenziato un saldo positivo di 60Mld$, in linea con le attese. Sul fronte corporate la trimestrale di Ibm pubblicata a mercati chiusi ha superato le aspettative evidenziando una crescita dei profitti del 6,6%. Il titolo ha guadagnato oltre il 4% nell’after hour. L’andamento dei tassi di interesse invece ha pesato sulle trimestrali di Citigroup e Bank of America che hanno chiuso perdendo rispettivamente il 3% e l’1,96%. L’Argentina ha ieri effettuato la prima emissione di titoli in Dollari dal default del 2001. Il titolo con scadenza 2012 è stato emesso per 442Mln$ ed ha ricevuto domande pari ad oltre 3 volte l’ammontare offerto.

Europa: in giugno, i prezzi al consumo nell’area Euro sono aumentati dello 0,1% m/m, su base destagionalizzata, meno di quanto atteso, con l’incremento tendenziale annuo che però è risultato in accelerazione, al 2,1% rispetto al 2% visto al ribasso di maggio. Sul tendenziale ha pesato particolarmente il costo dell’energia, il cui indice è aumentato del 9,4% a/a per via del caro-petrolio, supportando le dichiarazioni delle scorse settimane di alcuni membri della Bce circa un deterioramento dello scenario inflazionistico dell’area e quindi dell’opportunità di mantenere l’attuale livello di accomodamento monetario.

Sulla medesima nota, si sono aggiunte ieri le dichiarazioni del ministro delle Finanze austriaco Grasser, anch’egli contrario ad un eventuale taglio dei tassi di interesse. Migliore delle attese il dato core, calcolato escludendo componenti volatili quali energia, alimentari, alcool e tabacco, aumentato di solo 1,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. La Commissione Europea ha anticipato che potrebbe rivedere al ribasso le sue stime sulla crescita, in linea con quanto già effettuato dall’Ecofin, la scorsa settimana. L’attenzione sarà oggi concentrata sulla pubblicazione degli indici ZEW, sulle condizioni economiche correnti e prospettive a sei mesi così come percepite da analisti ed investitori istituzionali, per la Germania e per l’intera area valutaria, nonché sul dato di maggio della produzione industriale EMU.
Asia-Pacifico: dopo la chiusura per festività di ieri, oggi la borsa di Tokio ha visto l’indice azionario Nikkei 225 chiudere sostanzialmente invariato (+0,05%) rispetto allo scorso venerdì, in una seduta caratterizzata dalla cautela degli investitori sui titoli tecnologici, tra guadagni del recente passato, dichiarazioni pessimistiche sull’andamento del mercato dei computer da parte di Philips ed attesa per la trimestrale di Intel, nonché da vendite sui titoli dei servizi finanziari. Sempre in Giappone, il dato finale per maggio dell’indice degli indicatori anticipatori, supposto prevedere l’andamento congiunturale da tre a sei mesi nel futuro, è consistito in una revisione al ribasso, a 36,4, pur sempre in miglioramento rispetto al 31,8 di aprile, ma fermamente in territorio negativo, con l’indice delle condizioni correnti che invece ha raggiunto il livello di 60.

Dalla Banca del Giappone, le minute della riunione del comitato di politica monetaria dello scorso 14 giugno hanno confermato l’impressione che, dietro alla non-unanimità del voto nei mesi recenti, vi siano a) la natura meramente tecnica delle proposte di riduzione del livello di liquidità iniettata nel sistema da parte dei due dissidenti e b) la volontà, da parte della maggioranza dei membri, di evitare di esporsi ad una cattiva interpretazione da parte dei mercati di un cambiamento, anche soltanto tecnico, dell’attuale corso di azioni; il che rende ancora più implausibili i timori, espressi da alcuni economisti, di un errore di politica monetaria.

Commodity: passati i timori per l’uragano Emily che minacciava l’area a più alta produzione messicana di petrolio, il prezzo del greggio ha perso oltre l’1%, tornando a 57 $/b. Domani la Cina annuncerà la politica che intende seguire per l’acciaio di cui l produce 1/3 del totale mondiale.

A cura di A. Cesarano (Responsabile Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C. Pace (Economista).