MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (16/07/04)

16 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: sul fronte crescita è stata registrata la prima variazione negativa della produzione industriale a giugno dal mese di marzo. Ha inciso negativamente il calo nel settore auto ma complessivamente la performance negativa ha interessato anche altri settori, visto che il dato ha presentato una variazione di -0,3% anche al netto della componente auto e tecnologica.

In termini di tendenziale annuo, la produzione industriale ha registrato un valore inferiore rispetto al mese precedente, dopo un trend ininterrotto che durava dalla metà del 2003. Per quanto concerne invece le scorte industriali di maggio, segnaliamo come il rapporto scorte/vendite continui a mantenersi sul minimo storico di 1,30. Continuiamo a ritenere che sotto la perdurante prudenza dei produttori si nasconda una sfiducia sul carattere strutturale della ripresa della domanda.

I dati sui prezzi alla produzione di giungo hanno segnato la variazione negativa più forte da oltre un anno, grazie al calo sia della componente petrolio (-5,2%) che di quella alimentare (-0,6%).

Migliore delle attese invece l’indice della Fed di Filadelfia relativo al settore manifatturiero, che si è posizionato in prossimità del massimo registrato nel 2004, grazie soprattutto ad un buon miglioramento della componente nuovi ordinativi e di quella occupazionale (da 16,8 a 24,6 pari al valore record storico).

La trimestrale di Ibm ha battuto le attese degli analisti, riportando per il sesto trimestre consecutivo utili in crescita. Il titolo ha guadagnato circa l’1% nell’after hour.

Susan Bies, membro votante del Fomc, ha dichiarato che il rialzo dei prezzi recentemente registrato, è stato più forte rispetto a quanto atteso, obbligando la Fed ad essere vigile per eventuali risposte tempestive. Lo stesso esponente ha aggiunto che il Dollaro dovrebbe adeguarsi all’elevato deficit di partite correnti indebolendosi. L’attenzione di oggi sarà in gran parte focalizzata sull’importante dato sul Cpi, che dovrebbe dare maggiori informazioni sulla velocità con cui la Fed potrebbe procedere al rialzo dei tassi in futuro.

Europa: la seconda lettura dei dati relativi alla crescita del Pil del primo trimestre 2004 ha confermato i dati preliminari, evidenziando un incremento dello 0,6% t/t, accelerazione rispetto al +0,4% registrato nel trimestre precedente. L’accelerazione è da imputare ad un rafforzamento della spesa per consumi ma soprattutto ad un’accelerazione delle esportazioni a seguito del rafforzamento della domanda asiatica e statunitense. Rimangono infatti deboli gli investimenti privati che hanno registrato un lieve rialzo crescendo dello 0,2% t/t, dal +0,8% dell’ultimo trimestre 2003.

Malgrado l’accelerazione registrata dal Pil nel primo trimestre dell’anno la Commissione Europea ha ridotto le stime di crescita del terzo trimestre dell’intera area Euro portandole nel range dello 0,3-0,7%, rispetto allo 0,4-0,8% precedente, lasciando però invariate le previsioni per il secondo trimestre (0,3-0,7%). La mossa conferma come sulla crescita rimangano incertezze che potrebbero derivare dall’andamento del cambio. L’apprezzamento dell’Euro contro dollaro potrebbe infatti impattare negativamente sulle esportazioni principale motore del recupero, togliendo alla crescita un’importante contributo.

Dal lato societario, Nokia ieri ha diffuso i risultati del secondo trimestre deludendo i mercati. La società ha infatti annunciato ricavi inferiori alle attese, che malgrado un utile in crescita, hanno provocato forti vendite sul titolo. Negative anche le prospettive. Nokia ha infatti annunciato di attendersi una contrazione sia degli utili che dei ricavi nel terzo trimestre.

Asia-Pacifico: in Giappone dalle minute della riunione della Boj del 14-15 giugno scorso è emerso come alcuni membri del consiglio direttivo si aspettino un inflazione positiva durante l’estate a causa sia del rialzo dei prezzi del greggio sia della migliorata situazione della domanda interna. Il consiglio si è comunque espresso all’unanimità nel lasciare invariata la politica monetaria, lasciando intendere che l’eventuale crescita dei prezzi potrebbe essere temporanea.

Poco mossa la borsa di Tokio che riesce comunque a chiudere in positivo. Ben più consistenti gli incrementi degli indici Hang Seng e dell’H share, l’indice che comprende le 37 principali compagnie cinesi quotate ad Hong Kong, dopo che il dato sulla crescita cinese del secondo trimestre dell’anno ha mostrato un rallentamento, portandosi al 9,6% dal 9,8% del primo trimestre.

Il calo della crescita avvalora comunque l’ipotesi che la Banca Centrale possa evitare di alzare i tassi di interesse visto che le misure implementate dal governo sugli investimenti privati stanno già avendo i loro effetti e avvalorando l’ipotesi di un soft landing.

Commodity: poco mosso il prezzo del petrolio, che è rimasto intorno ai 40$ al barile, dopo la notizia che l’Opec, il cartello che copre più di un terzo del petrolio mondiale, aumenterà la propria quota di produzione del 2% a partire dal prossimo mese, cancellando la riunione fissata per mercoledì prossimo. Battuta di arresto per l’oro dopo che i dati di ieri sui prezzi alla produzione hanno mostrato il maggior calo mensile da più di un anno.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)